Ieri ultimo giorno di campagna elettorale. Dalla mezzanotte di oggi fino alle 7 di domani mattina – quando apriranno ufficialmente i seggi – i cittadini residenti in trentaquattro comuni della Provincia di Varese avranno il tempo per decidere a chi, da lunedì o fra quindici giorni, far indossare la fascia tricolore e chi far accomodare fra i banchi dei consigli comunali.Una decisione alla quale saranno chiamati 293.211 elettori residenti ad Albizzate, Barasso, Besano, Brebbia, Brenta, Brezzo di Bedero, Cairate, Cadegliano Viconago, Caronno Pertusella, Casale Litta, Castellanza, Cislago, Cittiglio, Clivio, Cocquio Trevisago, Comerio, Cremenaga, Cuasso al Monte, Cugliate Fabiasco, Daverio, Duno, Inarzo, Lavena Ponte Tresa, Leggiuno, Luvinate, Malnate, Montegrino Valtravaglia, Oggiona con Santo Stefano, Porto Ceresio, Saltrio, Vergiate, Gallarate, Busto Arsizio e, naturalmente, Varese.La partita vale 134 liste per
un totale di 2.109 candidati Ed è una partita amministrativa, con volutamente forte connotazione civica, nella quale tuttavia, soprattutto per quel che riguarda le tre grandi città, la politica è destinata a entrare come l’elefante in cristalleria. Potremmo definirle elezioni-matrioska, tentando di spiegarne il perché: la prima bambola, quella meglio visibile, più interessante per i cittadini e in grado di mobilitare più di altre la partecipazione al voto, è la scelta del sindaco. La seconda è la sfida tra i partiti, all’interno della medesima coalizione e tra coalizioni diverse. Perché le formazioni “tradizionali” dovranno misurarsi in primo luogo con se stesse, per mantenere o migliorare il consenso elettorale, poi con le liste civiche, che potrebbero pesare non poco nella composizione delle giunte prossime venture. Infine con gli avversari.
Chi avrà il consenso più elevato, potrà mettere al servizio del braccio di ferro delle trattative post-voto per la composizione di giunte e incarichi di sottogoverno il muscolo meglio allenato.
L’ultima bambola di legno è quella che porterà Varese città e le altre due capitali del Sud sul piatto del dibattito politico nazionale: sotto il Bernascone, la tenuta della Lega con il candidato sindaco o il sorpasso del centrosinistra di , daranno più o meno forza ai due Matteo nazionali. Salvini da una parte, che si gioca la leadership nazionale e per il quale, dopo quattro tappe nella culla del partito che fu di Bossi, conservare Varese significherebbe aggiungere fiato potente alle trombe della candidatura a premier in pectore.
Renzi dall’altra, primo presidente del consiglio a mettere la faccia in una campagna elettorale bosina, che porterebbe in dote al suo diviso partito nazionale un colpo alla Lega contro la quale lunedì, dal teatro Vela, ha sparato ad alzo zero. Il tutto mentre all’orizzonte ci sono, e lo si sa, la disfida referendaria di ottobre e un ritorno alle urne politiche che potrebbe ridisegnare (o confermare) la geografia politica del Bel Paese.
Varese, come Busto e Gallarate, matrioske nazionali. E, nel capoluogo, a mettere pepe sul già piccante piatto elettorale di domani, due incognite “di peso”.
Da un lato la Lega Civica di , un centro “radicale” costruito attorno a valori non negoziabili che punta alla vittoria ma e che, qualora non dovesse arrivare, potrebbe candidarsi ad ago della bilancia in caso di ballottaggio.
E lì, con il no agli apparentamenti già scodellato a più riprese e da più voci, inizierà il balletto per un “appoggio esterno” con annesso portato di voti. Ma appoggio a chi? Un altro punto interrogativo è rappresentato al voto grillino: disperso dal litigio interno tra le due correnti che compongono il Movimento in città, potrebbe restarsene sulla poltrona di casa o iniettare benzina in altri schieramenti in corsa (quali?). Il fatto che i grillini si siano presentati agli appuntamenti con i seggi di Busto, fornirà altresì un’interpretazione del voto grillino in quanto tale, da analizzare con cura in prospettiva futura.
Dunque Varese, oggi come ieri, e forse domani, con le sue elezioni-matrioska s’appresta a dare del filo da torcere, per suspense e “peso”, ai colossi che le contendono i riflettori: Milano, Torino, Napoli, Roma… Ma ora silenzio: da oggi l’unica, e ultima, parola va agli elettori.













