La Varese granata si gode il super Toro: «Piedi per terra: ma è tutto bellissimo»

La squadra di Ventura è a due punti dalla vetta: sono tanti i tifosi varesini che stanno facendo festa. Gheller: «Quando nomino Glik i miei figli impazziscono». Amirante: «Il mio calcio non esiste più»

Il Torino è a due punti dal primo posto in classifica e l’entusiasmo sale nei tanti tifosi granata presenti a Varese. Quelli che abbiamo incontrato noi hanno però i piedi ben ancorati al suolo e la loro fede per il “Toro”, almeno in questo momento, non è la stessa.

Da una parte c’è , roccioso mediano del Varese che a quarant’anni suonati non vuole convincersi ad appendere le scarpette al chiodo (e ha ragione perché è un mastino irriducibile). Lui è cresciuto proprio in biancorosso ma è anche un grande tifoso del Torino: un tipo da curva Maratona. Gli telefoniamo alle nove e mezza di sera del lunedì che viene dopo la domenica dell’1-0 al Legnano e appena gli parliamo di Kamil Jacek Glik, capitano granata, gli si riempie il cuore: «Anche i miei figli hanno la sua maglia e hanno già l’impronta del “Toro” stampata nell’anima. Si chiamano Riccardo, Filippo e Rebecca». Appena papà Gheller cita il nome di Glik, in casa scoppia l’apoteosi e una voce attacca a cantare a squarcia gola l’inno del Torino: «È il mio piccolino – dice Mavillo – che, guarda caso, indossa proprio adesso la maglia granata con la scritta: “Piccolo Torello in crescita”. Sabato porterò i ragazzi a Modena per vedere la nostra squadra impegnata con il Carpi di Beppe Sannino». La sfida acquisisce un fascino maggiore proprio perché da ieri sera gli emiliani non sono più allenati da Fabrizio Castori ma da Beppe Sannino, che è cresciuto a Torino dove da bambino andava a vedere i granata.
Intanto in casa Gheller impazzano i cori e il centrocampista del Varese dice: «Solo mia moglie Manuela non canta. In tutti questi anni non sono ancora riuscito a capire per che squadra faccia il tifo. Se la scoprissi juventina, la caccerei di casa». Gheller ci ride sopra e ha voglia di scherzare perché non c’è nulla di meglio che passare il tempo libero nel focolare domestico, insieme alle persone che si amano di più.

Il giocatore poi torna serio e si mette a parlare della sua squadra del cuore: «Finalmente il nostro “Toro” ha investito bene i quattrini puntando su ragazzi interessanti: giovani promesse come Baselli. È tutta gente forte». La vetta è a un passo ma il campionato è lungo: «Il primo posto? Non scherziamo. Un calo potrebbe essere anche fisiologico durante la stagione ma questa è una grande squadra: il perfetto mix tra

giovani e giocatori di esperienza. E poi il tecnico Ventura è una garanzia. Negli ultimi anni ha posto le basi alla rifondazione granata e adesso finalmente allo stadio è tornato l’entusiasmo».Se Gheller e i suoi cuccioli di “Toro” (in fondo il padre s’è sempre fatto onore nell’arena biancorossa) sono felicissimi di vedere in alto i granata, un altro illustre tifoso appare piuttosto indifferente. Stiamo parlando di , già avvocato del Varese:

«Sono nato a Cuneo da un padre originario di Mondovì e da una mamma torinese. Il Torino è stata la mia squadra del cuore e ho avuto l’abbonamento per 13 anni, quando ancora non avevo la patente. Ma se uso il passato prossimo una ragione c’è. Il fallimento del 2006, arrivato proprio nell’anno del centenario, mi ha colpito al cuore. Mi fa piacere che la squadra di Ventura sia in una buona posizione di classifica, ma ormai da dieci anni questo non è più il mio “Toro”». La visione di Amirante si sovrappone a considerazioni condivisibili sul mondo del calcio: «Il pallone ha cambiato faccia e anima. Negli stadi di Serie A non c’è più quell’atmosfera che si vedeva invece negli anni Ottanta e almeno fino al decennio successivo. Quando sono arrivato a Varese nel 1981, i miei mi avevano portato subito a vedere i biancorossi, impegnati con la Cremonese e non mi scorderò più quel clima che si respirava al Franco Ossola. Ma devo dire che questa atmosfera è rimasta più o meno intatto a Masnago e l’Eccellenza mi diverte di più perché in questa categoria c’è un calcio meno inquinato».