VARESE Nessun timore a Varese per la nuova influenza, almeno per ora, ma nel dubbio la città si prepara ad abbracciare le contromisure ipotizzate per le scuole: niente riapertura a settembre è una della possibilità al vaglio dei ministeri del Welfare e dell’Istruzione, evitando che la concentrazione dei ragazzi in aula faccia da volano all’epidemia. «Se la situazione dovesse degenerare il mese prossimo sicuramente il rinvio dell’apertura dell’anno scolastico sarebbe una buona scelta – conferma l’assessore ai servizi educativi del Comune, Patrizia Tomassini – la scuola è sicuramente il luogo privilegiato dove contrarre le forme virali, soprattutto tra i bambini più piccoli di solito basta che compaia la minima infezione per scatenare un contagio».La AH1N1 infatti segue l’andamento della solita influenza stagionale ed è fuor di dubbio che siano proprio i bambini a fare da untori di massa per il dilagare del virus. Interessante guardare i dati della Lombardia: nell’ultima settimana considerata a rischio di influenza per quest’anno, la prima di aprile, la fascia di età di gran lunga più colpita è stata quella da 0 a 4 anni, l’1,37 per mille, a seguire quella dai 5 ai 14, lo 0.87 per mille, e dai 15 ai 64 lo 0.68 per mille.Intanto nessuna decisione
è stata presa in merito alla riapertura posticipata, almeno fino ad oggi. La situazione non è preoccupante né in Italia né a Varese, con 258 casi accertati sul territorio nazionale e quattro nel Varesotto. L’eventuale posticipo della riapertura delle lezioni è dettato piuttosto dalla proiezione dell’andamento epidemico che tra un mese dovrebbe avere un picco; una volta arrivata anche dalle nostre parti la diffusione dell’influenza sarà molto rapida, secondo la stima del ministero: casi raddoppiati ogni dieci giorni. «Sicuramente ci preoccuperemo di capire cosa è meglio fare per le scuole dell’infanzia, le materne e dell’obbligo, ma anche per i servizi parascolastici che abbiamo», ha assicurato la Tomassini, che nei prossimi giorni sentirà il provveditore Claudio Merletti e a tempo debito, se la situazione dovesse assumere tratti preoccupanti, con lui incontrerà i sanitari e i dirigenti scolastici. «Non c’è niente da temere anche nel caso in cui le scuole non riaprissero a settembre. Ogni scuola ha un calendario di giorni scolastici che è già superiore di una settimana alla soglia minima prevista per legge, inoltre con l’autonomia scolastica ogni scuola è libera di giocarsi durante l’anno alcuni giorni senza lezioni che normalmente si associano a ponti o festività per avere le vacanze più lunghe».Francesca Manfredi
s.bartolini
© riproduzione riservata












