Il “Sì” di Luca e Davide. Un sogno che si avvera

La cerimonia sarà il prossimo 22 ottobre, nella stupenda cornice di Palazzo Estense

Luca e Davide diranno “Sì” al loro amore, alla scelta di vivere insieme, il prossimo 22 ottobre. E lo faranno a Varese, nella cornice di Palazzo Estense. Luogo romantico e stupendo, il più adatto per legarsi come compagni di vita. La loro storia è la storia di una coppia assolutamente normale, due persone che si sono conosciute, circa dieci anni fa. Prima la nascita di un’amicizia e poi, negli ultimi tre anni, qualcosa di più. Un sentimento che è cresciuto diventando amore e quindi la decisione di compiere il “grande passo”.

Una coppia normale, perché vive la propria quotidianità, come loro stessi raccontano, come tutte le altre coppie: le giornate divise tra casa e lavoro, i parenti, gli amici, qualche litigio come accade a tutti, seguito dalla gioia della riappacificazione. E soprattutto la cosa fondamentale, il vero “mattone” sul quale costruire una convivenza: il volersi bene. ha 34 anni e di professione è store manager di McDonald’s a Lugano. ,32 anni ancora da compiere, svolge la professione di infermiere all’Ospedale di Circolo di Varese. Vivono a Porto Ceresio, in modo da conciliare alla perfezione la distanza tra i due posti di lavoro. E nella loro vita non hanno mai dovuto nascondersi da parenti e amici.

Anzi, la maggiore spinta a vivere il loro essere coppia senza nessun problema è arrivato, nel caso di Luca, proprio dalla famiglia. Addirittura dai nonni. Per sfatare il mito della mentalità “antica”, che sarebbe assolutamente chiusa di fronte ai nuovi tipi di convivenza. A ottobre non sarà il loro primo “Sì”. La loro prima unione si era svolta in Svizzera, l’anno scorso, quando ancora in Italia non si sapeva se la Legge Cirinnà avrebbe avuto un futuro. «Avevo detto che se fossi stato assunto in Svizzera ci saremmo uniti – racconta Luca – e così è stato. E

a spingerci a questo passo è stato soprattutto mio nonno». La cerimonia ha avuto luogo il 29 maggio, di venerdì. Inizialmente era programmata per il 30, ma essendo un sabato, gli uffici comunali erano chiusi. Quindi, l’evento è stato una grande festa durata due giorni: venerdì la cerimonia, sabato i festeggiamenti. Il legame in Svizzera si chiama unione domestica, viene officiata dal sindaco o dal facente funzioni, ed ha però un valore molto più limitato di quella che oggi in Italia è l’unione civile. Da qui la decisione di celebrare il rito anche in Italia, secondo la Legge Cirinnà.

«All’Anagrafe ci hanno subito proposto la sala matrimoni – spiega Luca – ma ci hanno dato da visionare anche le altre location previste dal Comune, ovvero i Giardini Estensi e il Castello di Masnago. Decideremo insieme nelle prossime settimane». In ogni caso, sarà un evento da ricordare anche per la bellezza del luogo. Si tratta infatti di location spettacolari, le stesse previste per i matrimoni tradizionali. Luca e Davide sono fortunati. Sono cresciuti in un contesto familiare molto aperto.

Luca racconta come «nella mia famiglia non c’è stato mai nessun tabù e abbiamo sempre avuto modo di parlare di tutto, senza problemi. Il mio coming out risale a 11 anni fa. E ho ricevuto sempre molto sostegno». Il coming out di Davide è più recente, risale a 3 anni fa. «In pratica – racconta Davide – mi sono svelato presentando Luca alla mia famiglia». «E mia suocera – dice Luca – mi considera ormai come un figlio. Mi ha anche detto “Tu mi hai riportato a casa il mio Davide”». Davide, infatti, ha vissuto per anni a Novara, insieme ai nonni, prima di tornare a Varese. Ma il sostegno non arriva solo dalla famiglia.

Luca è un cattolico credente e praticante. «A Porto Ceresio tutti sanno, anche se non abbiamo mai detto niente di ufficiale. Semplicemente non ci nascondiamo e quindi è tutto alla luce del sole. E nessuno ha mai detto niente, ci hanno subito accettati. Anche in chiesa, dove andiamo sempre per la messa». Ma è soprattutto il confronto con le nuove generazioni che mostra come la presenza di coppie omosessuali non sia più un tabù, ma un fatto assolutamente normale.

«L’esempio più chiaro è quello di due coppie di nostri amici – raccontano – con un figlio e una figlia. La bambina di 8 anni ha chiesto una volta alla mamma se lei, da grande, avrebbe amato un uomo o una donna. E la madre le ha risposto che amerà chi si sentirà di amare. Mentre il bambino ha chiesto ai genitori come mai noi due viviamo insieme, e loro gli hanno risposto perché ci vogliamo bene come la mamma e il papà. Ci vedono quindi come una coppia assolutamente normale. E in questo le nuove generazioni sono una “provocazione”, perché mostrano di aver superato le paure che c’erano nel passato».

Andando a discutere sul tema dell’adozione, che in Italia non è previsto e rappresenta ancora un forte terreno di scontro, Luca e Davide hanno le proprie idee. Che si discostano in parte da quelle di molte altre persone Lgbt. Infatti, pensano che, prima di arrivare all’adozione vera e propria, occorra un passaggio intermedio.

«Esiste infatti la possibilità di essere genitori affidatari di un minore – spiegano – in pratica ti prendi cura del bambino o del ragazzo, che proviene da una situazione difficile, il quale tuttavia non rompe i rapporti con la famiglia d’origine, anzi rimane in contatto. Questo passaggio, quello dell’affidamento, può rappresentare un passaggio intermedio, prima di arrivare ad istituire l’adozione, molto importante, perché aiuta i ragazzi, che restano quindi in contatto con la famiglia d’origine, a riconoscere l’esistenza delle coppie gay».

E anche sui Pride hanno una loro particolare opinione. «Temiamo che l’ostentazione non aiuti le battaglie per i diritti. Certo, se si tratta di fare una grande festa, va benissimo. Ma le battaglie per i diritti vanno portate avanti nella quotidianità. Soprattutto, bisogna fare capire che una coppia composta da due uomini o da due donne è normale come quella composta da un uomo e una donna».

Luca e Davide si uniranno a fine ottobre e finalmente saranno una coppia ufficiale anche agli occhi dello Stato italiano. Questo il coronamento del loro sogno, fatto di una casa da condividere, una vita da trascorrere volendosi bene, frequentando amici e parenti. Perché quello che una coppia gay vuole dalla vita è esattamente la stessa cosa che vuole una coppia etero.

La possibilità di vivere insieme ed essere felici.