Un Varese di operai col cuore Adesso bolgia al Franco Ossola

Un 1-1 che è meglio di un 3-0 perché abbiamo ritrovato il piacere delle piccole cose: quelle che alla fine fanno la differenza nella vita quando ti chiami Varese. Non siamo andati in B con Osuji e Gambadori?

Il piacere di una squadra operaia. Il piacere di 4 difensori, 1 terzino a centrocampo, 2 interditori e 3 soli giocatori offensivi che racchiude il piacere della sostanza e non della forma: puoi anche giocare con 11 stopper, ma se rischi poco o nulla creando quanto loro (8 tiri contro 7), trionfa la mentalità, l’aiuto, il sacrificio, la squadra. Il piacere di una rimessa conquistata da Corti, di una cosa intelligente fatta da Calil, dei cross e delle corse di Fiamozzi che sono una sentenza (da lì nasce il gol), di un giallo-un rosso-tre punizioni provocate da Neto. Il piacere ma soprattutto l’attesa del piacere (rivedere Fiamozzi e Neto) è saziata: grazie, Sottili.

E grazie anche dei cambi giusti al momento giusto, quelli che tu stesso avevi ammesso di cannare nel Sottili I: alle sostituzioni ieri abbiamo goduto come a un gol. 1) Dentro Neto per Laverone (hai provato a vincerla, eh, mister?) e non a sconfitta acquisita. 2) Dentro Damonte spostando Corti centrale di difesa (ti preghiamo, rifallo martedì) all’espulsione di Trevisan. Ma, soprattutto, dentro tutti a fare la guerra e a morire: se ripensiamo alla squadra umiliata sei giorni prima dal Padova, sembrano passati secoli. Invece basta poco. Cose semplici, autarchia, classe operaia. Basta il dottor Sottili.

Come una borraccia che ti arriva dopo le prime rampe del Mortirolo: quella borraccia l’abbiamo passata tutti a tutti, giocatori, tifosi, giornali, società (sia chi è rimasto, sia chi se ne è andato da gentiluomo, tifando Varese).

-13 alla salvezza: il primo passo che serviva, nel momento più duro nella storia del Varese in serie B, è stato fatto e adesso bolgia a Masnago per accogliere le prime due. La squadra da battaglia, umile però pronta a purgare, è tornata. Tornerà anche il vecchio Franco Ossola: quello ruggente che ha sempre fatto cadere le teste dei nobili. Le gambe saranno quelle che sono ma adesso a trascinarli con il cuore e con la testa ci pensiamo noi.

Varese

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