«Basta con le difficoltà del fare». Così il grande chef – ieri al teatro Santuccio per un concerto/aperitivo organizzato dalla sua Fondazione e dall’Accademia Amadeus – si è sfogato in merito ai rallentamenti che stanno mettendo i bastoni fra le ruote al progetto di realizzare a Villa Mylius un polo delle arti e del gusto. «Basta tirare la questione per le lunghe, io ho più di 80 anni e non posso aspettare per sempre» continua lo chef senza mai perdere il sorriso.
Quello che è certo è che non saranno le difficoltà burocratiche, i comitati del “no”, e neppure la Soprintendenza con i suoi vincoli a far desistere la Fondazione Marchesi dall’insediarsi a Varese, «città più facilmente raggiungibile da Malpensa rispetto a Milano».
Tanta è la determinazione che la Fondazione Marchesi ha già fatto il cronoprogramma: «L’obiettivo è partire con le attività entro l’ottobre 2015, anche senza l’auditorium di 400 persone che tanto ci sarebbe servito».
L’auditorium avrebbe dovuto essere costruito esternamente alla villa, ma la Soprintendenza alle belle arti ha dato parere negativo, vietando anche di stravolgere l’interno dell’edificio per ricavarne uno spazio analogo. «A questo punto, l’unica soluzione è quella di creare un auditorium ipogeo, quindi sotterraneo o scavato nella roccia – continua , Cio del gruppo Marchesi – Se l’auditorium non potrà essere attiguo alla villa lo faremo più distante e troveremo il modo di collegarli. Ma ci penseremo più avanti, perché adesso l’obiettivo è partire. Per il primo periodo ci faremo bastare un salone interno da 90 posti».
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