Sempre più ragazzi soffrono di disturbi dell’alimentazione. Una malattia «subdola», come la definisce chi ne è affetto, e che trascina in un vortice non solo il malato, ma tutta la sua famiglia.
Insieme alla bulimia, l’anoressia nervosa è uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare e si manifesta con un rifiuto del cibo da parte della persona e la paura ossessiva di ingrassare. Nella sua evoluzione coinvolge le funzioni psicologiche, neuroendocrine, ormonali e metaboliche.
Chi ne è affetto conduce una vita «a singhiozzo – racconta Irene, 29 anni e una carriera come cantante jazz alle spalle – Per dei periodi stai bene, vai a lavorare e sei felice. Poi quando meno te lo aspetti l’anoressia ritorna, il cibo diventa un’ossessione, cerchi gli specchi e le bilance e tutto il tuo mondo diventa il tuo corpo fino a perdere completamente la concezione della realtà».
In questa fase sono i familiari a soffrire di più.
«Vediamo nostra figlia lasciarsi andare, rifiutare il cibo e la vita – spiega papà Leonardo – A nulla servono le parole, i discorsi e i tentativi di cercare una chiave che posso aprire la porta dello stanzino in cui nostra figlia si è rinchiusa». Momenti frustranti un cui i familiari devono rendersi conto della loro impotenza e in cui si cerca il disperato aiuto dei professionisti. Psicologi, psichiatri e il ricovero in cliniche per la cura dei disturbi alimentari.
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