Violenza sessuale di gruppo su una minore: il padre della bimba e tre “amici” ieri davanti al giudice per l’udienza preliminare.
Nessuno ha chiesto di essere ammesso al rito abbreviato: il 18 giugno si discute il rinvio a giudizio dei “compagni di merende”. La storia è straziante: la piccola, che oggi ha 12 anni, sarebbe stata abusata dai quattro indagati dai quattro ai dieci anni, quando finalmente la storia è emersa in tutta la sua miseria.
Al centro della vicenda un padre considerato discutibile dall’accusa, una bimba che si è vista distruggere l’infanzia, una madre malata e picchiata dal marito incapace di difendere la figlia, ma anche dei vicini di casa molto attenti.
Le prime avvisaglie che qualcosa in quella casa popolare alla periferia di Varese non andasse risalgono a fine 2009.
Sono proprio alcune vicine di casa, a loro volta madri, a segnalare sia a carabinieri che alla polizia (le indagini sono state condotte in una sorta di task force) di aver visto, in molteplici occasioni, il padre uscire di notte con la figlia di appena quattro o cinque anni insieme ad alcuni amici. La bimba caricata su auto o furgoni e portata via per ore. Scattano i controlli ma tutti, in quella casa, tacciono. Le uscite notturne proseguono, però. E le madri del rione non demordono e continuando puntualmente a segnalare. I controlli, intanto, proseguono in modo approfondito. Gli inquirenti arrivano nella scuola della bambina e parlano con le sue insegnanti. Altre donne molto attente che alle forze dell’ordine forniscono altri elementi utili.
«Sì la bambina ha dei problemi», «Sì la bimba arriva in classe sempre stanchissima, a volte si addormenta sul banco, quasi non avesse chiuso occhio tutta la notte».
Infine il dato che fa più male: «Sì, la bambina ha dei comportamenti erotizzati molto estremi», tanto da aver candidamente dichiarato alle maestre di voler fare “la prostituta” da grande. Il cerchio si stringe e la piccola, nell’agosto 2012, viene tolta alla famiglia e affidata ad una comunità. Nel 2012 la bambina ha dieci anni e assistita a dovere, alla fine, mette in fila l’accaduto e parla.
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