Varese-Palermo è una sfida fra due società, ancora prima che fra due squadre, che di intrecci nelle ultime stagioni ne hanno tessuti parecchi. Dirigenti, tecnici, giocatori: da Malpensa sono decollati in tanti alla volta dell’aeroporto Falcone-Borsellino, con fortune alterne.
Maurizio Zamparini, che di questo Palermo è il numero uno da dodici anni, non è varesino di origine, ma al nostro territorio è legato da una storia imprenditoriale vecchia di alcuni decenni.
Non chiedetegli però se la partita di domani racchiude qualcosa di speciale, per il vulcanico presidente rosanero gli avversari sono tutti uguali: «Sarà un match come gli altri, anche se devo dire che affronteremo una squadra che già all’andata seppe farci soffrire parecchio, tanto che nel primo tempo avrebbe meritato di passare in vantaggio». Era il 26 ottobre, sulla panchina del Varese c’era – allora come oggi – Stefano Sottili e la partita finì 0-0, un buon pareggio per una squadra che presto sarebbe andata incontro alla bufera del – temporaneo – esonero dell’allenatore.
Esonero che a Palermo aveva già colpito Rino Gattuso, sostituito dopo sole sei giornate da Giuseppe Iachini. Ora i siciliani svettano in classifica con addirittura dieci punti di vantaggio sulla seconda, quell’Empoli caduto martedì sera proprio al Franco Ossola. Zamparini fiuta il pericolo e di pareggio non vuol neanche sentire parlare. «Nemmeno per sogno, mai affronterei una partita puntando a fare pari e patta» afferma il presidente rosanero. «Andiamo su tutti i campi per vincere, sappiamo di avere le carte in regola per farlo, anche se siamo consapevoli che a Varese sarà dura».
Varese che, come detto, la sua doppia rivoluzione in panchina (e in società, con la cacciata del ds Milanese) in questa stagione l’ha già vissuta. Zamparini, presidente che definire vulcanico pare poco, ne ha viste e fatte tante, dunque non si stupisce: «Sono cose che succedono, il calcio è un gioco e le cose possono andare così». Nel Palermo attuale c’è, da tre stagioni, l’ex capitano biancorosso Eros Pisano poi, a gennaio, si è aggiunto anche Achraf Lazaar. «È un innesto importante, che può crescere tanto e il cui arrivo è il frutto della sintonia che c’è, in fatto di mercato, con il Varese».
Coltivare giovani bravi, poco conosciuti e a buon mercato per poi rivenderli al miglior offerente. È la strategia più volte messa in atto da Zamparini. «Ma capita anche di sbagliare, poi certamente è più facile ricordare gli affari andati a buon fine. Kjaer lo acquistai che aveva 19 anni, Cavani in Sud America aveva fatto un sacco di gol, stessa cosa per Hernandez, che a Varese però non giocherà perché si è rifatto male. Ora stiamo formando Dybala». Quando si parla di mercato, il Palermo ha sempre il colpo in canna.
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