Il primo gruppo di rifugiati, ospitati in città, è pronto per iniziare a lavorare. Da settimana prossima, una decina di richiedenti asilo sarà impegnata in lavori di pulizia e sostegno al decoro sotto il controllo del comune di Varese.
«Abbiamo concluso la fase degli esami e degli accertamenti medici – annuncia l’assessore ai Servizi sociali, Roberto Molinari –Seppur si tratti di volontariato, tutte le persone che saranno coinvolte in questo progetto devono essere sottoposte ai dovuti controlli che ne attestino lo stato di buona salute».
Un percorso di dignità
I rifugiati hanno quindi ottenuto l’idoneità al lavoro e da settimana prossima potranno cominciare a rendersi utili e a restituire un servizio alla comunità che li ospita.
Questa è infatti la logica che sta alla base del progetto di integrazione che il comune di Varese ha avviato. «Vogliamo ridare dignità a queste persone che hanno sofferto e soffrono tutt’ora la propria condizione – sottolinea Molinari – Un impiego è il primo passo da in questa direzione».
I rifugiati sono stati selezionati in base al percorso di inserimento che hanno seguito da quando sono arrivati in città.
«Ci siamo avvalsi della collaborazione delle cooperative e delle associazioni che sono collegate ai soggetti che ospitano, in modo che il legame sia diretto. Abbiamo tenuto un ambito ristretto per gestire inizialmente meglio la partita».
I primi volontari selezionati cominceranno quindi settimana prossima e verranno impegnati in un lavoro a rotazione.
«Saranno inizialmente impiegati dei piccoli nuclei, di cinque/dieci persone, secondo necessità. A loro sarà assegnato un compito: una volta portato a termine, altri rifugiati cominceranno a lavorare ad altri progetti».
Si tratta di piccoli lavoretti di sistemazione nei cimiteri, piuttosto che di pulizia di alcune piazze della città.
«Impieghi che inizialmente saranno in ambiti chiusi. I rifugiati non verranno immessi sulla strada quindi, ma in ambiti controllati per evitare qualsiasi problema».
Anche corsi di italiano
L’obiettivo è quello di creare un circuito virtuoso d’impiego in cui inserire sempre più persone.
«I nuovi arrivati stanno iniziando adesso un percorso di alfabetizzazione per imparare l’italiano. Quando saranno pronti, anche loro potranno entrare a far parte del progetto e potremo pensare di allargarlo ad altre realtà associative che necessita di volontari».













