«Questo negozio è mio. Qui no bancomat. Contro estorsione dell’obbligo. Ora basta prenderci in giro». Questo il cartello posizionato all’esterno di un negozio di Bizzozero.
A promuovere la forma di protesta è un personaggio ormai noto per le sue iniziative originali. Stiamo parlando di , il parrucchiere che ha fondato il movimento del Popolo Sovrano e che lo scorso anno aveva guidato la protesta dei commercianti in mutande. nel vero senso della parola perché, dopo le sue prime comparsate al lavoro vestito solo di un paio di boxer e delle scarpe, a farsi contagiare dall’idea di Massimo sono stati molti colleghi commercianti.
Al tempo la protesta era rivolta all’eccessiva pressione delle tasse. «Le mutande sono tutto quello che mi è rimasto dopo aver pagato le tasse», aveva più volte commentato in quell’occasione.
Questa volta, le motivazioni non sono molto differenti da quella messa in campo l’anno scorso. «Ho sempre avuto il Pos – spiega – ma il fatto che si decida di renderlo obbligatorio, costringendo quindi chi non ce l’ha a metterlo e ad aumentare le spese a carico del commerciante, per quanto mi riguarda ha un solo significato: un nuovo modo di imporci nuove tasse e fare il gioco delle banche. Io non ci sto».
L’obbligatorietà del Pos per commercianti e liberi professionisti è entrata in vigore lo scorso 30 giugno. Al momento non sono previste sanzioni per coloro che non si adeguano, ma in linea teorica i commercianti sono obbligati ad accettare pagamenti con moneta elettronica per importi superiori ai 30 euro.
Così, l’ex “mutandaro” ha deciso di rimuovere il Pos e di annunciare a chiunque fosse intenzionato ad entrare nel suo negozio, per un taglio di capelli o una messa in piega, che si potrà pagare solo in contanti.
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