– Frontalieri, fine di un incubo: la tassa sulla salute non esiste. Roma lo mette nero su bianco in una circolare che ieri è stata mandata a tutte le Regioni interessate: «I frontalieri sono già tassati e non sono tenuti a versare ulteriori contributi al Servizio Sanitario Nazionale». Esultano i lavoratori d’oltreconfine, mentre la politica si divide su meriti e responsabilità. La circolare chiarisce che i frontalieri italiani occupati, o che hanno esercitato nel passato un’attività dipendente, nei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese, «non sono tenuti a versare ulteriori contributi al Ssn», in quanto ai sensi del vigente accordo tra Svizzera a Italia essi sono oggetto di tassazione alla fonte da parte svizzera e una quota del gettito fiscale viene ristornato all’Italia secondo l’accordo internazionale. Per l’associazione “Frontalieri Ticino”, da tempo mobilitata su questo tema, è un successo: «Siamo tornati ad essere cittadini italiani come tutti gli altri. Lo dicevamo da tempo, ma meglio tardi che mai» annuncia uno dei fondatori, Graziano Storari. «Finalmente si fa chiarezza, anche se si sta solo confermando l’ovvio, perché una tassa per esistere ha bisogno di una legge e di un regolamento attuativo – il sospiro di sollievo di Stefano Gualandris, imprenditore frontaliere – io comunque, se la mia tessera fosse scaduta, avrei denunciato chi non me l’avesse rinnovata. Sarebbe come non rilasciare la carta d’identità a chi non paga l’Imu. Fossi un pagante, sarei andato
per vie legali». Eppure ci sono voluti mesi di rimpalli per arrivare alla fine della controversia. Ora la politica si spartisce meriti e responsabilità, sull’asse tra Regione e Stato. «Il governo con questo chiarimento ha sposato integralmente la nostra tesi – sottolineano i deputati Pd delle province di confine, tra cui i nostri Maria Chiara Gadda, Daniele Marantelli, Paolo Rossi e Angelo Senaldi – abbiamo detto da subito che non avremmo mai permesso un balzello che ledeva il principio dell’universalità delle prestazioni». Ma per il senatore leghista Stefano Candiani ricorda che «a sollevare la questione era stata una dubbia circolare del ministero della sanità. Per cui il Governo ha creato un problema e lo ha risolto, punto». Ora si apre la partita dei rimborsi per chi ha già versato la “tassa” non dovuta: in provincia di Varese sono stati 25 i frontalieri che hanno tirato fuori i duemila e rotti euro (in tutto 58mila 817 euro) chiesti dall’Asl-Ats varesina. «Come avevamo detto, serviva una moratoria e Maroni avrebbe dovuto restituire il denaro a chi lo aveva già versato. Ma la Giunta leghista ha avuto timore di dover rifondere allo Stato un danno erariale che non c’è – sottolinea il segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri – ora è giunto il momento: fuori i soldi per tutti coloro che non avrebbero dovuto versarli. Ma stavolta subito e senza altri indugi e Maroni si scusi con tutti i frontalieri».













