«Così uccidono le aziende che lavorano»

Il giorno dopo ha le sembianze di una sorpresa amara per i dipendenti delle aziende varesine di CastiGroup. La revoca dell’amministrazione straordinaria da parte del tribunale di Varese è una doccia gelata che nessuno si aspettava e l’incredulità è talmente marcata che non lascia nemmeno spazio alla rabbia. Dalla vecchia location del gruppo in via Sanvito Silvestro, al Palace Hotel, fino alla Giovanni Castiglioni di viale Belforte le reazioni seguono una falsa riga comune: «Così si uccidono imprese che lavorano».

Nel corso iniziato con l’applicazione della legge Marzano c’erano grandi speranze che ora sembrano svanire. Lo dicono chiaramente in quella che una volta era la sede vicino all’Aermacchi, dove ora sono rimasti due dipendenti che fanno capo alla Siac di Cavaria: «Tutto stava andando per il verso giusto: gli stipendi, congelati da alcuni mesi, avevano ricominciato ad arrivare e questo anche perché era ritornato un clima positivo sia all’interno dell’azienda, sia nell’indotto».

I reduci di via Sanvito, operanti nel luogo come custodi dei beni patrimoniali, hanno appreso la notizia dai giornali, come tutti: «E c’è cascato il mondo addosso, proprio come in quel giorno di giugno quando avevamo saputo degli arresti. Ora cosa ci succederà?».

La Siac ha 230 dipendenti con alle spalle altrettante famiglie che vivono della loro occupazione: «La fiducia nelle istituzioni crolla: è questa la tutela che si dà ai lavoratori in Italia?» Nessuno vuole rivelare le proprie generalità, c’è la concreta paura di poter incorrere in problemi ancora più gravosi di quelli che già si prospettano. Circola la voce di una manifestazione di protesta martedì prossimo in piazza Cacciatori delle Alpi, ma è troppo isolata per trovare una conferma.

La salita al colle Campigli non cambia gli scenari. Anche dove il Palace Hotel domina sull’orizzonte ci sono perplessità e sgomento. E poca voglia di parlare: «Siamo molto preoccupati» si limita a dire un impiegato alla reception, senza altri colleghi che gli facciano da contorno.

Diversa la situazione in viale Belforte dove sorge la Giovanni Castiglioni spa, impresa di minuterie metalliche e macchine per l’applicazione che occupa una trentina di persone. La consegna del silenzio c’è anche qui, ma i sentimenti filtrano ugualmente e accomunano operai e dirigenti: «Con l’amministrazione straordinaria tutti si erano messi d’impegno per dare continuità a realtà produttive tutt’altro che in crisi. E’ quest’ultimo aspetto che ci fa trasecolare: non si parla di aziende decotte. Noi abbiamo tanto lavoro e siamo un fiore all’occhiello anche a livello mondiale».

E ancora: «Il futuro diventa assolutamente nebuloso. In questa situazione economica e nella nostra provincia la possibilità di ricollocamento sono poche nel settore manifatturiero. L’industria di Varese sta morendo e la città lo farà con lei».

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