VARESE L’Apollonio torna a volare con Peter Pan, sabato e domenica in scena al teatro di piazza Repubblica a Varese.Manuel Frattini, per la quarta volta torna Peter Pan a Varese e ancora una volta ha un grande seguito di pubblico: qual è l’alchimia che attira ancora così tante persone a teatro?Credo che siano diversi i motivi. Ma credo prima di tutto che sia il pubblico che, in un momento difficile come questo, meriti di potersi chiudere alle spalle le porte teatro e tornare bambino, divertirsi ed emozionarsi. Tra le ragioni del successo certo c’è il fatto che si tratti di una favola nota con una colonna sonora altrettanto nota che il pubblico adulto riascolta volentieri. Sono successi che hanno segnato la storia musicale. Mentre per i più piccoli sono canzoni nuove, ma facili che dopo poco canticchiano anche loro.Qual è la magia di questa fiaba? Perché piace ancora?È una storia abbordabile da tutte le età e spesso con la scusa di accompagnare i piccoli gli adulti torniano a sentirsela raccontare. È un’opera nata per il teatro, ma quella che conoscono tutti è la versione disneyana. Una storia che affascina tutti e interpretata da uno come me affetto da sindrome di Peter Pan, e questo mi avvantaggia nell’interpretazione. Non sono il solo, ci sono uomini e donne che fanno fatica ad abbandonare il fanciullo che è in loro rifiutando le responsabilità dell’adulto. La scelta registica fa avvicinare molto il musical alla versione disneyana: tutto è colorato, sopra le righe. C’è Capitan Uncino, gli indiani, l’isola che non c’è, Wendy nella casa di Londra, e poi il volo che affascina sempre tutti, il sogno di ogni uomo.Uno dei momenti più suggestivi è quando la platea grida “io credo nelle fate”: da
dove arriva questo grande coinvolgimento?Di sentire i bimbi strillare te lo aspetti, è facile che credano veramente che Trilly abbia bisogno di sentire che le persone credono alle fate. Quello che mi emoziona di più è vedere gli adulti che si alzano e gridano. Credo che questa sia una cosa magica. È il momento più difficile per me, quello più emozionante in cui si rompe la quarta parete. La reazione arriva dopo che la storia è avanzata molto e il pubblico è già nella favola. Manuel Frattini, uno dei più grande attori di musical italiano, perché ha scelto questo genere?Mi sento privilegiato perché ho avuto da sempre il sogno del musical. Sono cresciuto a pane e Fred Astaire fin da piccolo. Non mi piacevano i cartoni animati, guardavo i film di quei tempi. Ho dovuto attendere che questo genere arrivasse in Italia e ho detto “non vi libererete più di me”. È la forma espressiva migliore, a 360 gradi: devi ballare, cantare e recitare. Trovo il teatro in sé affascinante, ma se dovessi fare la prosa sono certo che dopo un paio di giorni mi mancherebbe la canzone e la parte coreografica.Quale musical le piacerebbe interpretare?Sono molto legato a tutti questi personaggi che ho rappresentato in una saga favolistica con Pinocchio, Peter Pan, Aladin. Tutti personaggi che mi hanno dato tanto, ma resto con i piedi per terra. Non ho vent’anni e credo che sia giusto anche impegnarmi in cose diverse dai personaggi favolistici. In estate sarò in tour con “Sindrome da musical”, un viaggio personale che racconta il mio percorso, ma non in maniera celebrativa. Spero di portarlo anche a Varese dove trovo ad accogliermi sempre un pubblico meraviglioso con un affetto raro. Sono felice di tornarci domenica.Elena Botter
s.bartolini
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