Soffietto del diavolo in scena A Varese torna Kepa Junkera

VARESE “Il soffietto del diavolo”: le giovinette sono avvertite. Si narra sia sufficiente un tremolo sui bottoni, e l’organetto fa strage di cuori. Il suo nome sembra uscire da un fumetto – Trikitixa è la piccola fisarmonica diatonica dei Paesi Baschi – e Kepa Junkera ne è il suo maggiore interprete. Artista già conosciuto dal pubblico varesino – nell’estate del 2005, ai Giardini Estensi, con un concerto pittoresco, tutto virtuosismi e simpatia – e domani (giovedì) alle 21, presente al Cinema Teatro Nuovo in viale dei Mille (ingresso a euro 10 e 12) per Note di Scena e Geo Music. Junkera possiede il gusto della lotta, l’orgoglio di chi non dimentica, la forza delle leggende. La voglia di trasformare l’euskera – l’antica lingua basca – in idioma universale che ben si accompagna alle aurresku (danze rituali), alle gigantes (le processioni in costume) e ai fandangos (danze di coppia). In fondo, quella basca è

una tradizione di ricerca. E se Junkera è uno fra i migliori interpreti della world musica contemporanea (due dischi d’oro e una nomination ai Grammy Latini nel 2002) lo deve anche al fatto di non aver mai eretto barricate tra la sua terra e quelle degli altri. Da qui le collaborazioni con Andreas Wollenweider e Caetono Veloso, Pat Metheny, Trilok Gurtu, Hevia. E l’esperimento “Habana Sessions” del 2010, disco dove l’organetto basco incontra la musica cubana di Rolando Luna, pianista di Buena Vista Social Club. Jazz e folk-rock, quindi, per un musicista che considera la musica come “la pittura: una miscela di colori”. È questa miscela a prendere fuoco in un incontro di tecnica e temi popolari, composizioni originali e strumenti tradizionali. Di ritmo e cosmopolitismo in grado di muovere “i corpi e le emozioni”. Musica non solo basca, dunque, ma universale. Scomposta dalle sue radici e rimessa insieme guardando al mondo.Davide Ielmini

s.bartolini

© riproduzione riservata