"Al Varese amerò la magliaMe l’ha insegnato Zanetti"  

di Luca Ielmini

VARESE "Attaccante, semplicemente". Matteo Momentè, ieri alla sua prima di biancorosso, si presenta così. Veneziano di Jesolo, classe ’87, fisico e curriculum che non passano inosservati: scuola Inter, perfino una presenza in Champions League a diciotto anni (dicembre 2005, Glasgow-Inter 1-1). Già, ma ora c’è il Varese.Momentè, lei che cosa può dare a questa squadra?Spero tanto. Voglio che sia la stagione giusta, per me e per il Varese. Cosa che non mi è successa di recente. A Venezia e altrove, purtroppo, obiettivi personali e di squadra non raggiunti.Che tipo di attaccante è?Un attaccante. Ho fatto la prima e la seconda punta, mi adatto a quel che serve. Sul piano caratteriale, spero di dimostrare di essere uno che dà tutto.Quali sono le insidie della categoria per una neopromossa come il Varese?Le cose in Prima Divisione sono molto diverse. Ma siamo un ottimo e giovane gruppo. Umiltà e motivazioni non mancheranno: non credo proprio che questa squadra si adagerà su quel che ha conquistato l’anno scorso.Che tipo le sembra, a pelle, mister Sannino?Mi avevano avvertito che era una persona molto diretta. Cosa che questo primo approccio ha

confermato in pieno. Mi piace, ho idea che sia uno che butta fuori tutto quello che ha. È un buon modo di evitare sotterfugi e incomprensioni.Che cosa ricorda del suo battesimo in Champions?Tutto. Per me è stato un sogno di cui, per fortuna, non sono riuscito a scordare nulla.Ad esempio?Tante, troppe cose. Ricordo che mister Mancini si avvicinò e mi chiese: “Te la senti?”. La risposta potete immaginarla. Ricordo che il mio primo pallone lo toccai su passaggio di Wome. Entrai al posto di Materazzi e andai davanti in un attacco a tre con Martins e Adriano. Ma la cosa più bella arrivò nel dopogara.Cioè?Il presidente Moratti mi venne incontro e mi fece i complimenti.Che cosa si impara a contatto con giocatori di quel calibro?Tutto, e non parlo solo di tecnica e di tattica. È da fuoriclasse il modo che hanno di fare e vivere il calcio. È la vita che fanno ad essere di esempio.Un nome che sarebbe di esempio anche ai giovani del Varese?Zanetti, il capitano. È una persona che rappresenta una squadra e sa che cosa significhi giocare davvero per una maglia.

a.confalonieri

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