Lettera aperta di Stipcevic “Amo Varese come Zara”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Stipcevic che ha deciso di lasciare Varese per approdare all’Olimpia Milano.

 

Gente di Varese,

scrivo queste righe perché voglio condividere con voi il mio pensiero. Sono stato con voi a Varese un anno e mezzo. Per me è stata una splendida esperienza. Sono sicuro che per ogni giocatore sia un onore giocare in una squadra con la tradizione di Varese. O meglio, dovrebbe esserlo.

Quando sono arrivato, la situazione in classifica non era perfetta, ma dopo un mese e qualche vittoria ho visto che Varese è davvero una città che vive e respira con la sua squadra di palacanestro. E sono sicuro che passo dopo passo potrà migliorare. Varese con il consorzio sta facendo un buonissimo lavoro e i frutti si vedono e si vedranno ancora di più nel futuro.

Ho scelto Milano e capisco che non siate contenti di questo. Però ho scelto una grande squadra di Eurolega che giocherà tante partite quest’anno. Tutti quelli che sono sportivi veri, spero che mi capiscano. Per qualcuno la pallacanestro è un lavoro, per qualcuno è solo un gioco o un divertimento ma per me e molto di più. Io voglio fare il meglio possibile, sempre, prima di tutto come squadra in cui gioco e poi come giocatore.

Ogni nuovo giorno per me è una guerra. Ogni giorno è una nuova competizione e una grande prova. Questo è il mio carattere e la mia mentalità.

Voglio ringraziare i tifosi. Onestamente, voi siete il sesto giocatore di Varese. Voglio ringraziare anche Cecco Vescovi e Carlo Recalcati che mi hanno portato a Varese. Grazie, società. Ringrazio tutti gli amici che ho conosciuto durante quest’esperienza, anche i giornalisti, e tutti voi che mi avete sostenuto durante questo periodo.

A Varese sono stato felice come giocatore ma anche come persona. Come città assomiglia alla mia Zara.

Con queste parole non intendo giustificarmi, ma semplicemente dire quello che sento!

Grazie. Rok Stipcevic

La nostra risposta
Non cambiamo idea: chi ha convinto Rok Stipcevic ad aspettare l’ultimo secondo utile del contratto per “costringere” Varese a non spalmare il suo oneroso ingaggio su un anno in più, mettendo la società nelle condizioni di separarsi da lui, non può incarnare i valori dello sport che non contemplano sotterfugi, trabocchetti e bugie. Questa lettera vera e orgogliosa fa a pugni con la trama egoistica che l’ha preceduta: è una faccia della realtà che non può nascondere l’altra, meno bella e pulita. A. Con.

e.marletta

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