La morte in faccia per Nicola Brusa, varesino di 24 anni, ha i contorni ben definiti di un paio di fari che ti puntano addosso a tutta velocità.
Precisamente i fari dell’auto che venerdì notte, forzato un posto di controllo in viale Aguggiari, è stata protagonista di un inseguimento finito davanti alle carceri: «Contro di me – racconta Nicola ancora comprensibilmente scioccato dall’accaduto – Si è schiantato frontalmente contro di me».
«Io abito a Bobbiate, tornava a Varese dopo aver finito di lavorare e aver mangiato, per uscire una mezzora con i miei amici. Quei fari non li scorderò mai: li ho visti e ho realizzato cosa stava succedendo. Una frazione di secondo che mi appare lunghissima: ho pensato mi ammazza, ho puntato piedi e braccia e poi lo scontro». L’automobilista che scappando dalla polizia stradale ha travolto Nicola è poi stato arrestato: tra l’altro, illeso dopo lo scontro, ha aggredito anche i poliziotti. «Si l’ho visto in ospedale – racconta Nicola –
Mi si è avvicinato, era in manette: mi ha chiesto scusa. Mia madre è religiosa e mi ha insegnato il valore del perdono. Ma in questo caso come si fa: io perdono il ragazzo al quale scoppia una gomma all’improvviso, perde il controllo della macchina e mi viene addosso. Quello sì è un incidente stradale. Ma se tu scappi dalla polizia a tutta velocità, fai una curva invadendo l’altra corsia di marcia, sai benissimo che dall’altra parte può arrivare qualcuno al quale puoi far male. Eppure te ne freghi, e così non mi sta bene».
Nicola ha rimediato traumi dolorosi. Gli poteva andare decisamente peggio: «Mi sento un miracolato. Quando ho aperto gli occhi in ambulanza ho visto un sacco di luce: ho creduto di essere morto. La domenica successiva sono andato a messa: non ci andavo da tre anni ma ho sentito di dover dire grazie».
Per Brusa, barman al Rosso Espresso di via Carrobbio, un’esperienza così ti segna: «Continuo a chiedermi perché sia capitato a me e perché mi sia andata bene. Certo rifletti e rifletti molto: tutto può finire in un secondo».
E dalla paura Nicola trae qualcosa di buono: «Non andrò mai più oltre i limiti, tutti lo fanno almeno una volta ma non si deve. E nessuno deve guidare dopo aver bevuto. Lo si deve a se stessi e agli altri: questo ho imparato dal miracolo che mi è toccato».
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