La Cri privata fa già paura «Rischiano 120 lavoratori»

La Cri privata fa già paura
«Rischiano 120 lavoratori»

«Quello della Cri è il primo caso Electrolux del pubblico impiego. Proposte irricevibili sono arrivate dai vertici di Cri nel confronto nazionale». Questa la posizione unitaria di tutte le sigle sindacali, che dichiarano lo stato di agitazione per la privatizzazione della Croce Rossa Italiana, con la quale l’ente perderà il finanziamento pubblico. 

Quello che unitariamente le sigle sindacali contestano è il passaggio dal contratto degli Epne (il contratto degli enti pubblici non economici) a un contratto Anpas.

«Quello Anpas è un contratto completamente diverso da quello Epne perché è prevista una riduzione dei salari a fronte di un aumento orario del lavoro – spiega della Cisl Funzione pubblica – Questa formula è inaccettabile, ma è già stata stabilita a livello nazionale dalla Cri. La partita contrattuale è una partita che va giocata a livello nazionale». 

, presidente provinciale delle Cri, dal canto suo frena gli allarmismi e spiega: «Una riduzione del personale non è prevista nella provincia di Varese e nemmeno in Lombardia, ma solo in alcune regioni del centro-sud Italia dove c’è stato negli anni un accumulo di personale». Ma le sigle sindacali la vedono diversamente. 

Dal loro punto di vista non c’è alcuna garanzia occupazionale per gli attuali dipendenti para statali. «In Lombardia, su 790 dipendente Cri, 634 sono precari – precisa Gaglione – Quasi la stragrande maggioranza di questi sono precari da almeno dieci anni, con contratti che venivano rinnovati il 31 dicembre per il primo gennaio».

« Buona parte di questi hanno fatto ricorso al giudice del lavoro e hanno ottenuto la sentenza definitiva per la stabilizzazione del posto del lavoro – prosegue – Privatizzando la Cri, non si sa come andrà a finire. Solo come Cisl, in provincia di Varese abbiamo seguito quaranta ricorsi di questo genere».

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