Campiotti sale in cattedra con i suoi “Braccialetti rossi”. Il regista di varesino ha raccontato all’università dell’Insubria, l’umanizzazione dell’ospedale, con la fiction che ha fatto il pieno di ascolti su Rai1.
La “buona maestra” televisione è stata il punto di partenza per approfondire questo processo nelle strutture ospedaliere, tema del neonato master universitario dell’ateneo.
«Il senso del film è anche quello di stimolare incontri come questo – ha detto l’autore – La televisione, in questo caso, fa davvero un servizio pubblico stimolando la riflessione e il grande dibattito che abbiamo riscontrato». Un appuntamento nato grazie a un’iniziativa congiunta di Asl e università, in seno al nuovo percorso di formazione, che mette a fuoco la cura della persona, la relazione con il paziente, il benessere in ospedale. «Per questo incontro ho cercato di portare non tanto rapporto tra i ragazzi, che è il cuore del film, ma il rapporto con gli adulti: parenti, dottori oppure operatori sanitari».
Erano presenti anche i rappresentanti di tante associazioni che, a Varese, operano in ospedale, specialmente nel reparto pediatrico. Interlocutori privilegiati hanno voluto sottolineare quanto non sempre tutti abbiano una buona reazione di fronte al dramma della malattia, e quanto, in alcuni casi, davvero da una perdita sia sorta un’esperienza rigogliosa d’aiuto a chi soffre.
Campiotti ha spiegato: «Voglio mettere in luce e risalto i buoni esempi. La morte e il dolore esistono, non si possono negare, ma si può riuscire a usare il dolore per fare qualcosa di positivo. Il mondo è pieno di eroi e mi piace raccontare la loro storia, perché penso che l’eroismo possa essere contagioso».
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