Premessa: se noi fossimo stati sulla panchina del Varese, ci saremmo buttati in campo al primo refolo di vento contrario uscito dal fischietto brindisino, facendoci espellere ma dando un segnale forte. Questo: si gioca al Franco Ossola e non a Palermo. Così facendo, ci saremmo trascinati dietro tutti: stadio, giocatori, panchinari. Per fortuna il segretario D’Aniello alla fine è andato almeno a prendere per il bavero l’arbitro più nefasto di quattro anni di B insieme a Candussio.
Detto questo, il signor Marco Di Bello di Brindisi non è intoccabile e quindi deve rispondere ad alcune domande cruciali.
I bambini della scuola calcio che sono entrati in campo insieme a lui impareranno a rispettare gli avversari (e la vita) vedendo che le stesse regole valgono per tutti e vengono fatte rispettare con autorevolezza, lucidità e sensibilità o invece vedendo che vengono applicate in modo dittatoriale o implacabile verso gli uni, e con un buffetto o un sorrisino affettuoso per gli altri? Perché non essere se stessi sempre e con chiunque? Perché se Oduamadi viene spinto e cade in area non è rigore? E se non lo è (ma la spinta c’è: l’hanno vista anche dall’albergo Campo dei Fiori) perché non viene ammonito per simulazione? E perché se Lafferty ammonito lo è già e merita
un altro giallo, il fischietto resta magicamente silente? Perché al 95’, due secondi prima di fischiare la fine, devi accanirti con Blasi e quindi con lo sconfitto (che in realtà è il vincitore morale) in un’ultima espulsione feroce? Perché se c’era il fuorigioco di Ely sul 2-2 – ma siamo sicuri? – non c’era quello di Daprelà (che invece c’era) sull’1-1 rosanero? E se a Rea cadendo scappa una gomitata, perché non adottare lo stesso metro di giudizio usato con i “rosanero”, sorvolando? Perché mandare a dirigere la sfida più importante per la stagione del Varese un signore che l’ultima volta a Masnago se n’era uscito con 2 rigori e un’espulsione contro i biancorossi?
Danilo Santin, saggio e fulminante tifoso, si chiedeva sempre: perché fai l’arbitro se hai sempre tutti contro? Mai frase fu più veritiera per Di Bello. Due miracoli di Sorrentino, cinque decisioni dubbie arbitrali tutte contro: ma di che sconfitta stiamo parlando?
Il Varese ha guardato in faccia il Palermo, primo con 23 punti in più, e gli ha detto: noi e voi siamo uguali. Uguali a Blasi, che entra in scivolata a metà campo con tutto lo stadio che si alza ad applaudirlo. Uguali a questi 11 uomini che emergono sotto e sopra la maglia da giocatori. Uguali e orgogliosi: di voi, di noi.
L’obiettivo è non perdere con la Juve Stabia e battere il Bari. È coltivare la speranza sbocciata nelle parole di Laurenza nell’intervallo a Enzo Rosa di Radio News: «Sto avvicinando persone importanti che possono affiancarmi». L’obiettivo è ridere dei potenti come Iachini e dei suoi fuori onda comici su Sky («Non capisco le proteste, hanno fatto entrate su di noi non punite») o domandare a Zamparini, il mangia-arbitri: «Che voto dai a Di Bello? Sei contento di essere ricordato così, come un raccomandato, dalla tua Varese?».
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