Dal 28 marzo è stata annullata la frequenza principale di Radio Missione Francescana (105.3), «dopo una lunga e penalizzante battaglia legale, impari e ingiusta, tra noi e Radio Monte Carlo».
In realtà, alla radio viene imposta una riduzione di Watt, da 3mila a 30 Watt. Questo significa che la frequenza in questione non avrà più la forza di coprire tutta la nostra provincia sino a raggiungere quella di Novara.
L’emittente ha sempre utilizzato sette frequenze dislocate su tutto il territorio, con un bacino d’utenza di circa un milione e mezzo di abitanti: 105.3 era la frequenza principale che raggruppava tutti i palinsesti proposti.
Dallo scorso 28 marzo, gli ascoltatori che volessero collegarsi alla radio devono accedervi attraverso frequenze minori (91.7 per la città di Varese e comuni limitrofi; 88.5 in Valceresio; 90 per la zona compresa tra Rancio Valcuvia, Laveno, Intra, Besozzo, Gavirate; 91.45 per la zona sud del Lago Maggiore, Laveno, Sesto Calende, Varese; 89.9 per la zona nord del Lago Maggiore, Laveno, Luino).
La perdita di questa principale frequenza si traduce per la radio a una riduzione di circa l’80% del servizio radiofonico offerto sul nostro territorio. Con sede nel convento dei frati minori Cappuccini di viale Borri, la radio di ispirazione cristiana nasce nel 1990 come emittente comunitaria locale della provincia di Varese.
La frequenza 105.3 è stata di proprietà della radio per oltre 20 anni. «È stata perfettamente censita dal Ministero delle Comunicazioni di Roma», continua il presidente dell’associazione Radio Missione, fra.
Il 13 dicembre del 2011, infatti, in un verbale stilato dal ministero della Comunicazione, Ispettorato per la Lombardia, che controlla le emittenti radio-televisive della regione e che ha compiuto una cronistoria della frequenza in questione a partire dal 1993, si legge che «l’impianto 105,300 MHz Campo dei Fiori, come risulta agli atti dell’Ispettorato, dai verbali delle verifiche e dalle misurazioni, è sempre stato attivo ed ha sempre proseguito il suo esercizio in modo continuativo nel corso di tutti gli anni».
L’associazione non intende porre fine alla battaglia legale. «Riteniamo che questa imposizione sia un autentico furto legalizzato, accompagnato da ben cinque atti di pignoramento, che rivelano la prepotenza con cui è stata portata avanti questa procedura».
© riproduzione riservata













