Il post su Facebook dell’avvocato storico del Varese Stefano Amirante riassume in poche righe quello che tutta una città ha pensato sabato pomeriggio al triplice fischio dell’arbitro Pinzani.
«Segnare, tirare i rigori, esultare, non esultare, insultare, dimenticare chi (giocatori e non solo) comunque ti ha aiutato al momento del bisogno (testimonianze scritte) ci può (molto più o meno per alcune di queste cose) stare. Ma a domanda precisa rispondere che non è vero che si è fatto un gesto in realtà fatto 20 minuti prima è davvero indicativo. A questo punto come credere a ciò che hai sempre detto»?
La C mostrata con la mano da Emanuele Pesoli ai suoi vecchi tifosi ha l’effetto di una pugnalata al cuore. Contro i 5.000 di Masnago, contro quella che era la sua casa, contro una città.
E fa ancora più male la figuraccia di Pesoli (fin lì il migliore in campo) che ha negato il gesto, smentito da centinaia di testimoni. E pensare che pochi istanti prima non aveva nemmeno esultato alla trasformazione del rigore del 2-0 finale. I cori non proprio amichevoli del Franco Ossola non sono stati evidentemente digeriti da Pesoli, che ha così servito il suo post in tempo reale ai suoi vecchi supporter.
Le parole di Amirante colpiscono nel centro. Pesoli è stato il giocatore che secondo la Procura Federale tentò di combinare la partita tra Siena e Varese del 21 maggio 2011, un’accusa che costò anche un punto di penalizzazione al club biancorosso, che decise di patteggiare per evitare guai peggiori.
Pesoli diventò anche famoso per essersi incatenato davanti alla sede della Figc e avere iniziato uno sciopero della fame dopo la condanna a 3 anni inflitta al processo, poi ridotta dal Tnas a 10 mesi.
Si è sempre detto innocente, nonostante i numerosi contatti tra lui e Carlo Gervasoni, all’epoca al Piacenza, prima del match.
Per il procuratore Palazzi, Pesoli chiese a Gervasoni di fare da tramite con i giocatori del Siena per verificare la disponibilità a pareggiare la gara.
E Gervasoni si sarebbe poi mosso parlando con Filippo Carrobbio, centrocampista della squadra toscana che, però, avrebbe rifiutato l’accordo.
Sabato, quando Pesoli ha negato di aver mostrato la C come tutti avevano in realtà visto, a qualcuno è venuta in mente quella partita tra Siena e Varese, con Pesoli che sta bellamente colloquiando con Carobbio ai bordi del campo. «A questo punto come credere a ciò che hai sempre detto»?
Il passato è passato, ma è altrettanto evidente che Pesoli qualche problema di memoria potrebbe anche averlo.
La risposta migliore che il Varese e la sua gente possono dargli è la salvezza.
E da sabato scorso c’è un motivo in più per centrare l’obiettivo.
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