«Expo a rischio? Sì, allora raddoppiamo gli sforzi». Parola di Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale di Ncd ed ex assessore alle Infrastrutture che posò molte prime pietre. Come quella di Pedemontana, che paga «le pulci “extra” dei burocrati di Stato, che guardano con sospetto al modello lombardo sulle infrastrutture».
È una preoccupazione che condivido. Il risvolto dell’indagine creerà problemi ai cantieri, per ragioni molto concrete, visto che alcune delle persone coinvolte, come Rognoni e Paris, avevano il potere di firma sulle decisioni quotidiane di cantieri come questi, anche per l’ordinarietà dei problemi. Se esce di scena chi ha in mano il merito dei problemi, il potere di firma, i rapporti con gli interlocutori, un’oggettiva difficoltà si crea.
Le difficoltà ci sono, inutile nasconderlo. Per le opere Expo, il rischio è legato ai tempi molto tirati: il fatto che i ritardi possano compromettere la scadenza del primo maggio 2015 non è così remoto. Ma è proprio per questo che, come dice il premier Renzi, bisogna fermare i responsabili di fatti impropri, ma allo stesso tempo mandare avanti le opere. Lo sforzo va raddoppiato.
Il caso Pedemontana è un po’ diverso. Qui la tratta A, tra la A8 e la A9, è pronta, come possiamo vedere passando in autostrada, e potrebbe essere già aperta al traffico, se non fosse per qualche ritardo nella messa in opera del sistema di pedaggiamento. La fase più critica è stata superata e, come per Brebemi, tra poche settimane percorreremo l’autostrada. Il problema è per le tratte rimanenti, ma legato più che alle vicende giudiziarie di questi giorni, alla decisione del Cipe sulla defiscalizzazione, un alleggerimento di tasse che serve a rendere più facile l’equilibrio finanziario di un progetto per quattro quinti autofinanziato. Il tema è già stato affrontato ma l’approvazione finale è stata rinviata.
La tratta B1, tra la A9 e la Milano-Meda, può essere ancora completata. Il cantiere a Lomazzo è già avviato, ma è chiaro che più ci avviciniamo al maggio 2015, più l’impresa è ardua. C’è l’impegno ad aprire questa tratta entro Expo, per un collegamento più agevole tra la Brianza e l’Expo e Malpensa.
Non partecipo più alle riunioni ma dai verbali leggo che i dirigenti della Ragioneria Generale dello Stato e del ministero dell’Economia sono gli stessi e, come già accadeva in passato, fanno non una pulce ma cento su Pedemontana. Forse perché rende evidente un modello alternativo a quello del “paga Pantalone”, del finanziamento pubblico a fondo perso.
Credo che il cambiamento, e tutto ciò che è fuori dagli schemi consueti, viene visto con sospetto dai burocrati di Stato. Sulle opere lombarde, l’attenzione della Ragioneria e del Tesoro è molto più occhiuta, e quel che normalmente richiede una settimana per queste richiede un mese. È avvenuto finora e continua ad avvenire, ma la forza del progetto ha sempre prevalso.
Non ho timori che non venga completata, come per l’Arcisate-Stabio e le altre opere in corso. È la stessa tranquillità di quando, ritenuto un folle, assicuravo che Brebemi sarebbe terminata in tempo. Come è stato possibile per Brebemi, che aprirà a luglio, così sarà per Pedemontana, anche se sconta il problema della dimensione più grande.
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