Morse, una leggenda in redazione

Il mito della grande Ignis rivive anche nella redazione de “La Provincia di Varese”. Bob Morse, straordinario protagonista di quell’epoca d’oro, è stato infatti ospite, ieri pomeriggio, del nostro quotidiano.

Il suo ritorno in città, nei giorni in cui Rai1 ha trasmesso, in prima tv, la fiction “Mister Ignis”, dedicata alla figura del Cumenda, Giovanni Borghi, ha riacceso entusiasmi e ricordi legati a un passato indimenticabile, in cui Varese è stata capitale italiana, europea e mondiale della palla a spicchi. Da personaggi di quel calibro ci sarebbe ancora oggi tanto da imparare.

Morse, professore, lo è davvero nella vita, ma anche se il basket non c’entra con la sua dimensione attuale, l’Italia e Varese sono ancora i protagonisti della sua attività quotidiana. Laureatosi con una tesi su Piero Chiara, insegna lingua italiana al Saint Mary’s College, nello stato dell’Indiana.

Alla scelta, fatta nel lontano 1972, di tentare l’avventura europea, rinunciando alla possibilità di giocare in Nba, Morse attribuisce il merito di averlo fatto diventare il campione che poi è stato, in biancorosso, innanzitutto. «Buffalo, New York, mi aveva chiamato in squadra, ma io scelsi il Vecchio Continente, ispirato forse dai miei genitori, che avevano studiato lingue e vissuto esperienze in Europa. Così, fra tante destinazioni possibili, il mio agente mi presentò l’opportunità di venire a giocare a Varese».

Una realtà che Morse all’epoca non conosceva, così come nulla gli era noto di quel marchio, Ignis appunto, che avrebbe poi vestito in occasione di tanti trionfi. Quell’incontro, con la città e con il suo tessuto sportivo e imprenditoriale, cambiò di fatto la sua vita. «Un’esperienza profonda, che mi permise di entrare davvero in contatto col territorio e con la sua gente, persone di tutti i tipi e di tutte le classi sociali. Un’epoca che resterà mitica, per me innanzitutto, che ero giovanissimo e che a Varese ebbi modo, nei nove anni trascorsi qui, di crescere come uomo. La mia famiglia si è formata qui, le mie figlie, Jennifer e Amanda, sono nate qui».

E mitica, quell’epoca, resterà per il basket varesino. «Di straordinario non ci furono soltanto i risultati. La squadra, di per sé, era qualcosa di unico, per via dell’ossatura costruita negli anni e lasciata pressoché intatta per tanto tempo. Io, Meneghin, Ossola e tutti gli altri: un gruppo che si conosceva alla perfezione, in campo, ma anche fuori. Qualcosa di irripetibile nella pallacanestro di oggi, ma che era estremamente raro già all’epoca».

Emozionante dunque rivedere e rivivere il tutto attraverso le immagini e il racconto della fiction dedicata a Borghi, che Morse ha vissuto insieme ai dipendenti di oggi della Whirlpool, a Comerio. «Ero molto curioso di assistere allo sceneggiato e sono ora felice di scoperto, proprio attraverso il racconto televisivo, episodi, aneddoti, parti di una grande storia delle quali ero completamente all’oscuro».

Bob Morse è stato poi protagonista anche della serata al PalaWhirlpool, dove la Pallacanestro Varese aveva dato appuntamento ai propri tifosi per il saluto finale della stagione (gli Arditi hanno appeso uno striscione: “Non esultiamo per una stagione fallimentare, ma saremo sempre al fianco di chi onorerà questa maglia”). Michele Lo Nero ha premiato il grande ex con una felpa numero 9, per poi ringraziare la grande famiglia del consorzio e tutta la squadra.

Nelle parole del sindaco, Attilio Fontana, la soddisfazione per le emozioni che le ultime partite hanno offerto, poi spazio alle immagini della missione in Burundi con Roberto Cimberio, a testimonianza di come il cuore generoso di Varese non batta soltanto per la pallacanestro. Poi tutti insieme per un brindisi, da Morse, alla squadra, ai tifosi. Un ideale abbraccio fra passato, presente e futuro che rinnova la grande tradizione del basket varesino.

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