Due saluti così diversi Adrian ora è un uomo

E forse l’aveva davvero scritto il destino. Che il saluto di Banks alla città non potesse e non dovesse essere quello di una stagione fa: quando se ne andò in silenzio e senza salutare nessuno, con un peso sulla coscienza e qualcosa per cui chiedere scusa. No: non se lo meritava, lui, di andarsene così: e ci piace pensare che il suo ritorno a Varese di quest’anno sia arrivato anche per questo: per permettergli di lasciare un ricordo diverso, un saluto più sincero. Guardandosi negli occhi.

Nella visita che Adrian ha voluto farci ieri in redazione c’è tutto questo: la sua voglia di andarsene via dicendolo a tutti, il suo essere un uomo diverso e nuovo. Lui è stato uno dei (pochi) motivi per cui, quest’anno, è valsa la pena di andare al palazzetto. Lui ha dato un senso a una stagione che di senso non ne aveva, lui ha fatto sognare gente che stava tornando ad abituarsi all’abulia.

E non è un caso (perché noi crediamo poco al caso, soprattutto nello sport) che il sogno playoff di Varese si sia infranto su quel cozzo incredibile tra lui e l’arbitro Paternicò: che l’ha tolto di scena sul più bello nella partita decisiva.

E adesso, tutti a sperare che torni qui: in una squadra nuova, in un ambiente che lo adora e lo aspetta («Cosa mi mancherà di Varese? Applaudire la gente prima della palla a due»: chapeau). Pure noi speriamo che torni, dopo aver scritto più volte che non avremmo più voluto vederlo nemmeno dipinto. Ma, si sa, bisogna essere capaci di cambiare opinione e, nel caso, di alzare la mano e dire: abbiamo sbagliato.

Ci siamo sbagliati: Banks è stata la notizia più bella dell’annata varesina. E, sì: tifiamo per un suo ritorno. Insomma: ve lo immaginate Banks col Poz in panchina? Ecco.

© riproduzione riservata