«Insieme alla gente ci terremo la B»

Dal suo arrivo a Varese, nel 2011, Giuseppe D’Aniello si è distinto per serietà, dedizione, competenza. Qualità che gli sono valse la promozione da segretario a direttore generale. Da due giorni il 38enne napoletano siede sulla scrivania appartenuta fino a poche settimane fa a Enzo Montemurro.

Sì, anche se la quantità di lavoro resterà pressoché la stessa. Negli ultimi anni il ruolo di segretario generale, che ricoprivo in precedenza, si è molto evoluto: non basta più occuparsi di burocrazia e incartamenti, ma bisogna avere anche competenze di tipo economico, giuridico e gestionale. In questo senso, anche con la nuova mansione, nella sostanza il mio lavoro non cambierà moltissimo.

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o sono ottimista. Vedo che, seppure a piccoli passi, la situazione sta evolvendo positivamente, e mi riferisco agli istituti bancari che devono fornire sia la fidejussione che il credito per sanare la parte mancante dell’Irpef. Sono cose di cui si sta occupando in prima persona il presidente Laurenza e sono convinto che la sua caparbietà sarà premiata. Anche perché la situazione del Varese, pur difficile, non è drammatica come quelle di altri club. Quest’anno abbiamo già vinto i playout in campo, ora dobbiamo farcela anche con quelli amministrativi. Io ho fiducia.

Non avevamo dubbi in proposito, ma i tifosi ci stanno rimanendo vicini anche stavolta. Lo dimostra l’iniziativa della lotteria, che non risolverà ovviamente i nostri problemi economici, ma è l’ennesima attestazione di vicinanza da parte della nostra gente. In altre città forse avrebbero reagito diversamente: a Varese c’è grande attaccamento, anche nei confronti di un presidente che ha sempre parlato chiaro e che ci ha messo la faccia, oltre che il patrimonio. Aiutarlo a risolvere gli attuali problemi è una sfida che mi affascina.

Sì, non abbiamo ancora deciso se questa fase durerà 7 o 10 giorni ma sarà così: i vecchi abbonati avranno un diritto di prelazione. Non posso svelare le strategie della campagna, ma anticipo che avrà come filo conduttore l’attaccamento che questa città ha nei confronti dei colori biancorossi. Il tema sarà quello della passione dei varesini per la loro squadra, sentimento che non smettono mai di dimostrare.

Per me è la vita. Lavoro tutto il giorno per questa società, e lo faccio con grande amore, anche perché sono circondato da collaboratori eccezionali. Anche sul piano umano, Varese mi è entrata nel cuore: qui sono nati due dei miei tre figli, qui vivo da quattro anni con la mia famiglia. Spero di rimanerci ancora a lungo.

Per noi è assolutamente strategico, paradossalmente più importante della prima squadra: perché in futuro dovremo sempre più mantenerci grazie alla valorizzazione dei giovani. Che però non spuntano come funghi: dobbiamo essere bravi a crescerli e, appunto, valorizzarli, anche perché non abbiamo la potenza economica per andare a prenderli da altre parti. Da quando sono qui questa società ha sempre curato benissimo il vivaio. Dovremo farlo sempre più in futuro.

Il mio obiettivo è quello di creare un modello di gestione virtuoso, che ci permetta di sostenerci tranquillamente e iscriverci ogni anno al campionato senza patemi. E che ci permetta di non incappare più, come quest’anno, in penalizzazioni per inadempimenti. Da questo punto di vista bisogna essere attentissimi: non si deve mai spendere più di quanto si riesca a guadagnare».

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