Ora tocca a noi. «C’è una valanga di domanda internazionale che sta per pioverci addosso. Dobbiamo cogliere queste potenzialità».
È il messaggio di fiducia che rivolge agli imprenditori radunati alla Liuc di Castellanza il viceministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda, che ieri pomeriggio è stato ospite speciale del “Circolo delle Idee” dell’Università Cattaneo.
«È un’opportunità da cogliere – le parole di Calenda – non possiamo far passare l’idea che un destino cinico e baro ci farà inevitabilmente diventare “camerieri” dei cinesi. Voi imprenditori lo sapete. Ora diamoci una mano a farlo capire a tutti».
Un messaggio di ottimismo ma anche una richiesta di collaborazione. Da parte di un “tecnico” (è stato manager in Ferrari, Ntv, Sky Italia, oltre che nella Confindustria dell’era-Montezemolo, prima di scendere in politica con Scelta Civica) che riconosce il fatto che «se l’Italia ha tenuto, è solo per merito dei nostri imprenditori che hanno una “resilience”, una capacità di tenuta straordinaria».
Per Calenda infatti «non è per niente sbagliato il modello di impresa italiano. Anzi, l’internazionalizzazione ha un dividendo che è tarato perfettamente per la nostra imprenditoria con la sua specializzazione. I francesi invece oggi vanno all’estero a comprarsi brand e prodotti perché la manifattura non ce l’hanno più».
Il Governo da questo punto di vista è pronto a fare la sua parte, varando «per l’anno prossimo un piano straordinario per il Made in Italy» che servirà proprio a sostenere l’internazionalizzazione delle nostre imprese.
Innanzitutto per superare alcuni dei problemi che finora rendono problematico l’accesso ai mercati esteri per le nostre imprese: «Il posizionamento, visto che ad esempio negli Usa non si può essere presenti solo a New York ma anche in Texas e in North Carolina, e le troppe Pmi – spiega Calenda – la soluzione? Fare squadra, ma non come generico “volemose bene”, ma nel senso di impostare processi di lavoro per fare sistema. Partendo da una cabina di regia che discuta prima e indichi obiettivi, progetti e mercati».
Gli obiettivi del piano sono ambiziosi, ma secondo il viceministro tutt’altro che utopici. Si parla di «cogliere le nuove opportunità della “nuova” classe media dei Paesi emergenti, 800 milioni di persone che potranno accedere ai nostri prodotti», ma anche di «espandere la presenza all’estero per intercettare 50 miliardi di export i più da qui al 2016».
Anche in Paesi «che sentivamo solo per le guerre, come il Mozambico, dove c’è bisogno di tutto». E ancora, allargare «l’accesso ai mercati internazionali ad almeno 22mila imprese» potenzialmente esportatrici, ma soprattutto, è questa una delle chiavi per Calenda, attraendo capitali di crescita per il reshoring, per almeno 20 miliardi di nuovi investimenti.
«Ne abbiamo disperato bisogno, ma sono lì che aspettano di arrivare – sostiene il viceministro – dobbiamo saperli veicolari sulle medie imprese». Soddisfatto il presidente della Liuc Michele Graglia: «Ci ha dato un po’ di positività».
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