L’opinione di Clerici era solo un’opinione

Clerici, dimettiti. Questo il ritornello di una parte della società civile e della politica varesina.

L’assessore all’Ambiente Stefano Clerici ha un grave “difetto”: non riesce a stare zitto. Difetto perché in politica, quasi sempre, per far carriera o conservare la poltrona, è meglio tacere e annuire . Fare il meno possibile, così da non rischiare di scontentare qualcuno. E non esprimere opinioni.

Eppure, la politica dovrebbe essere anche passione, lotta e ideali. E quindi esprimere opinioni fa parte dell’essere politico.

I partiti dell’opposizione fanno il loro lavoro e giustamente, quando possono, attaccano chi amministra. Ma risulta strano che in tutti questi anni, durante i quali sono state chieste da più parti e più volte le dimissioni dell’assessore, le motivazioni abbiano quasi sempre riguardato le sue dichiarazioni e non il suo operato.

Clerici è assessore con delega all’Ambiente, al Verde pubblico e alla Protezione Civile. Questo l’incarico che gli è stato affidato dal sindaco Attilio Fontana. Quindi deve rispondere alla collettività del suo operato in questi settori. Se commettesse errori qui, sarebbe giusto chiederne le dimissioni. Ma per aver espresso un’opinione certamente no.

Clerici è un politico, ma è anche un cittadino della Repubblica italiana libero di pensare. Una Repubblica che ha la democrazia come forma di governo e che garantisce la libertà d’espressione. Negargli il diritto alle proprie opinioni vorrebbe dire venire meno a questi principi.

L’assessore ha definito le volontarie rapite due sprovvedute. Ha anche ironizzato un po’. E questo è stato fuori luogo. Ha detto che non trova giusto che si mobiliti la diplomazia internazionale per salvarle e che l’eventuale riscatto lo farebbe pagare ai loro genitori. Qui ha nettamente sbagliato. Perché per quanto siano state “sprovvedute” nella loro missione umanitaria (e su questo non c’è nulla da aggiungete rispetto all’analisi di Carla Tocchetti sul giornale di ieri, a pagina 23), l’Italia ha il dovere morale e politico di fare di tutto per salvaguardare l’incolumità di due cittadine italiane. Non condividiamo quell’opinione, anzi la contestiamo, ma aggiungiamo che l’assessore ha il diritto di dire ciò che pensa.

Le due volontarie sono due vittime. E l’augurio è che la diplomazia internazionale e tutte le altre azioni messe in atto riescano a riportarle a casa. Ma non scambiamole per due eroine. È molto più eroica una madre separata, che fa due lavori per mantenere i propri figli. Che lotta con la dura quotidianità per dare un futuro ai suoi bambini. Eroico è avere i calli alle mani, la schiena spezzata a fine giornata eppure avere la forza di rimboccare le coperte al proprio figlio, cercando di costruire per lui un futuro migliore. Situazioni come questa ormai, con la strisciante crisi economica dalla quale non ci siamo ancora risollevati, sono all’ordine del giorno. Così come erano eroi gli italiani costretti a migrare nei secoli passati, per portare pane sulle tavole delle proprie famiglie.

Non confondiamo chi fa sacrifici con chi invece ha dimostrato, certo, coraggio e buoni sentimenti, ma anche una bella dose di «sprovvedutezza». Per citare (vogliamo essere “politicamente scorretti”) il tanto contestato assessore.

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