«Abbiamo imparato da questa brutta vicenda che ognuno di noi è responsabile delle proprie azioni e a prenderci cura dei nostri amici».
Sono i ragazzi dell’oratorio della Brunella a scrivere al parroco don , dopo la bravata alcolica costata una corsa in ospedale a due quindicenni per intossicazione etilica.
I contorni della vicenda si stanno chiarendo in queste ore.
A quanto pare un gruppo di una ventina di ragazzi, anche di altri quartieri di Varese, sono riusciti a entrare nell’oratorio dopo essersi procurati le chiavi della sagrestia con uno stratagemma. Doveva essere una festa tra amici.
È finita male a causa della presenza di alcolici. Don Marco aveva già dichiarato di voler affrontare l’episodio sul «piano educativo». A preoccupare, infatti, non è l’ultimo episodio di cronaca, né tantomeno il fatto che abbia i contorni di un oratorio.
Bensì l’aumento di un fenomeno, quello dei minorenni che abusano di superalcolici sino a sentirsi male, già denunciato con allarme dal dipartimento Dipendenze Asl che dai medici degli ospedali di Circolo e Del Ponte. Ieri i ragazzi protagonisti dell’ultima bravata hanno scritto al parroco. Hanno chiesto scusa: «Ma soprattutto – aggiunge don Marco – hanno dimostrato di aver capito. Sbagliando si impara, dice un proverbio. Hanno sbagliato ma imparato dai loto errori. È queste parole ne sono la prova».
I ragazzi infatti scrivono: «Volevamo soltanto trascorrere una serata di divertimento. La nostra inesperienza ha invece messo a rischio la nostra sicurezza». Quanto accaduto, l’ingresso in sagrestia, la presenza di alcol offerto a minorenni, potrebbe essere oggetto di denuncia.
«Nessuna denuncia è stata o sarà da me presentata per l’accaduto – aggiunge don Marco – Affronteremo insieme, sul piano educativo lo ribadisco, l’accaduto. Lo affronteremo con i ragazzi e i loro genitori. Ma da quanto hanno scritto so che quest’esperienza è già da considerarsi un successo su quel piano educativo di cui parlavo».
I ragazzi, insomma, hanno imparato la lezione. Anche per il futuro: «Non ci prenderemo più certe libertà – scrivono ancora i ragazzi – Libertà che non ci appartengono e con sappiamo gestire. Abbiamo compreso i nostri limiti e i nostri sbagli».
Don Marco precisa:«Io credo che queste parole chiudano la vicenda – aggiunge il parroco – Di questi ragazzi e di queste parole io mi fido. Hanno saputo trarre insegnamento e si sono poi rivolti a chi può aiutarli a capire».
«Per questo considero la vicenda un successo educativo. Soprattutto in merito al problema di alcol e giovani. Per fortuna i ragazzi stanno bene, ma l’accaduto ha dimostrato la pericolosità di questi comportamenti. È stata una formazione preziosa per il futuro».
I carabinieri, intanto, nei prossimi giorni ascolteranno i due quindicenni finiti al pronto soccorso. I ragazzini non erano nell’oratorio quando si sono sentiti male. Saranno ascoltati per comprendere i contorni della vicenda.
Per i militari, infatti, è necessario capire chi abbia fornito l’alcol ai minorenni. Se insomma c’è un maggiorenne che ha acquistato bottiglie per tutti oppure se degli,alcolici siano stati venduti a due minori. A quel punto per il venditore sarebbero guai.
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