Fuochi incrociati contro il Decreto Linate del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi che apre lo scalo dei milanesi a qualsiasi destinazione europea. Ieri mattina la conferenza stampa di Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia al piano -1 di Palazzo Lombardia, un’ora prima di quella delle 11.30 lanciata, invece, dal Partito Democratico al 14° piano, sempre sullo stesso argomento. Due blocchi ben distinti, ciascuno con la propria parte da giocare.
Il centrodestra di Toti e La Russa, entrambi presenti, mostra un’unione più o meno ritrovata e, non senza la Lega Nord, punta il dito contro il ministro Udc e contro il governo Renzi.
Ma oltre alla protesta, è solo l’europarlamentare Lara Comi (FI) ad avanzare una proposta d’azione con l’interrogazione per il parlamento europeo in cui si chiede alla Commissione una valutazione del Decreto Linate «in relazione ai principi di libera concorrenza per scongiurare distorsioni del mercato ed effetti negativi sulle imprese».
Sull’altro fronte, è invece il Partito Democratico ad assicurare un lavoro ai fianchi del Governo perché, attraverso lo “Sblocca Italia”, si ritocchi il Decreto cosiddetto “salva Malpensa” del 2009 consentendo un ampliamento degli accordi bilaterali e maggiori concessioni dei diritti di quinta libertà, da poter inoltre prorogare senza attese.
«Dobbiamo riempire di contenuti la definizione di aeroporto strategico data a Malpensa nel piano nazionale degli aeroporti: questa la nostra proposta», indica Alessandro Alfieri, segretario regionale del Pd.
Dunque: «Rivedere e ampliare gli accordi bilaterali tra Stati così da permettere a un maggior numero di compagnie aeree extracomunitarie di volare a Malpensa».
«Inoltre concedere i diritti di quinta libertà ai vettori che li chiedono e prorogarli alla scadenza dei diciotto mesi in modo da garantire un orizzonte più ampio di investimento alle compagnie aeree disposte ad arrivare a Malpensa per poi proseguire per un’altra destinazione».
Una proposta, «senza colore politico a disposizione di tutti», è l’assist di Alfieri diretto agli altri politici. «Si tratta di far volare più facilmente da Malpensa per il mondo». Come si riempiranno questi voli resta, però, un mistero.
«Il Pd lotti con noi, li aspettiamo oggi pomeriggio (ieri, ndr) davanti alla Prefettura di Varese», l’esortazione invece di Lara Comi, europarlamentare e coordinatrice di Forza Italia della provincia di Varese.
«Avremmo voluto vedere Forza Italia e Lega Nord in piazza anche quando il governo Berlusconi ha usato oltre quattro miliardi di euro per il salvataggio di Alitalia che non sono serviti a niente», la replica a distanza del segretario lombardo dei Democratici. Nessun ritrovo a metà strada. Comi aspetta di sapere dall’Ue quali siano i limiti e i vincoli europei che il Decereto Linate è tenuto a rispettare. E intanto ricorda alla stessa Commissione di Bruxelles che il provvedimento per la liberalizzazione degli slot di Linate «non si inserisce in una programmazione più ampia», dunque «rischia di rendere inefficaci gli investimenti pubblici e privati finora realizzati e programmati, specie quelli relativi alle infrastrutture e alla interoperabilità dei mezzi di trasporto».
È Comi a chiamare tutti a raccolta: Ignazio La Russa, il ben più vicino amico di partito Giovanni Toti, il vicepresidente della Regione Mario Mantovani, il capogruppo in consiglio comunale a Milano per i forzisti Pietro Tatarella.
La presenza del governatore Roberto Maroni non è prevista, ma per la Lega Nord c’è la consigliera regionale Francesca Brianza che premette: «Questa è una levata di scudi del territorio». A far fronte comune con La Russa per Fratelli d’Italia, anche Riccardo De Corato. Mentre il nome di Mariastella Gelmini rimane solo previsto.
Al 14° piano, invece, ci sono il senatore gallaratese Angelo Senaldi, l’onorevole Matteo Mauri, componente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati e il capogruppo in Regione del Pd Enrico Brambilla.
«Noi ci siamo battuti perché Malpensa fosse l’unico scalo strategico del Bacino del Nord Ovest, il sindaco Fassino insisteva per Torino», rende noto Alfieri. «Notiamo, invece, un vuoto programmatorio da parte di Regione Lombardia, ci chiediamo cosa stia facendo Maroni anziché cianciare di macroregione».
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