Pornomassaggiatore, ridotta la pena?

In appello a Milano l’accusa chiede 24 anni contro i 30 del primo processo. La sentenza il 18 marzo. La difesa chiede la parziale incapacità

– Una riduzione, da trent’anni a 24 anni di reclusione, della condanna inflitta in primo grado a , il falso fisioterapista e medico sportivo che avrebbe violentato un centinaio di pazienti abusando di loro dopo averli sedati con anestetici nel suo studio a Gallarate.
È la richiesta avanzata ieri dal sostituto procuratore generale di Milano , nel processo d’appello a carico del “pornomassaggiatore”, che attualmente è latitante. Titolare di studi con un avviato giro di clienti a Gallarate e in provincia di Belluno, l’uomo era stato arrestato nel luglio 2007 dai carabinieri, che avevano trovato nel suo computer un archivio con decine di fotografie delle parti intime delle vittime.

Gli abusi erano venuti alla luce quando uno paziente, nonostante fosse stato narcotizzato, si accorse che l’uomo lo stava violentando.
Il 24 aprile 2013 Benatti era stato quindi condannato a trent’anni di reclusione per violenza sessuale e altri reati dal tribunale di Busto Arsizio – il collegio era presieduto dal giudice – che aveva anche stabilito un maxi-risarcimento dal valore complessivo di oltre un milione di euro per le vittime costituitesi parti civili.
Ora si è aperto a Milano il processo di secondo grado, davanti ai giudici della prima Corte d’Appello che emetteranno la sentenza il prossimo 18 marzo. Ieri il sostituto pg ha chiesto la prescrizione per i reati di truffa, esercizio abusivo della professione medica e detenzione di sostanze stupefacenti, e il ricalcolo della pena riducendola a 24 anni di reclusione. E ha sottolineato la «gravità» delle violenze subite dai pazienti. Secondo l’accusa 38 persone avrebbero subito penetrazioni nelle parti intime, anche con un fallo di gomma, 57 sarebbero state palpeggiate e 11 fotografate mentre erano sotto effetto dell’anestetico.

Il difensore di Benatti, l’avvocato del foro di Busto Arsizio, ha sostenuto che l’uomo sarebbe «soggetto a un impulso sessuale incontenibile e smodato» che lo porterebbe a perdere completamente il controllo. Ha chiesto ai giudici di considerarlo «non pienamente capace di intendere e di volere» e di applicare le attenuanti generiche, riducendo la pena inflitta in primo grado.
Oltre alla difesa avevano presentato ricorso in appello anche alcune parti civili, che ieri hanno chiesto «una quantificazione dei danni subiti più congrua, anche in conseguenza della gravità dei reati». Una delle vittime ha voluto anche essere presente in aula, per assistere all’udienza. L’esito del processo d’appello probabilmente cambierà poco per le sorti del “pornomassaggiatore”. L’uomo era stato segnalato per l’ultima volta a Pordenone e poi a Santo Domingo, dove si era trasferito per sfuggire al carcere. Ieri il difensore di Benatti, però, ha spiegato in aula di aver «perso le sue tracce».