Whittlesea, 9 feb. (Apcom) – Gli incendi più gravi della storia
dell’Australia, alcuni dei quali da imputare a piromani,
continuano a fare terra bruciata nel sud-est del Paese, dove
almeno 131 persone hanno perso la vita. E il premier australiano
Kevin Rudd avverte la nazione che le notizie peggiori debbono
ancora arrivare.
Trenta focolai sono ancora fuori controllo nello Stato di
Victoria, che ha pagato il tributo più pesante alle fiamme e dove
sono al lavoro migliaia di vigili del fuoco, spalleggiati
dall’esercito. Si tratta degli incendi più distruttivi sul
“continente” dal 1983, quando nel cosiddetto “mercoledì delle
ceneri” morirono 75 persone a Victoria e nel vicino stato
dell’Australia meridionale.
Gli incendi hanno già distrutto più di 3.000 chilometri
quadrati, una superficie pari all’intera Valle d’Aosta, a causa
dell’effetto congiunto della siccità, dei venti violenti e delle
temperature elevatissime, mai così alte da oltre un secolo. A
Melbourne, seconda città del Paese, la colonnina di mercurio ha
toccato i 46,4 gradi Celsius, un record per il mese di febbraio.
E’ in questa provincia che si conta il maggior numero di vittime
e dove 750 abitazioni sono andate distrutte.
Le autorità attribuiscono la responsabilità di alcuni incendi a
piromani, colpevoli di “crimini di massa”, secondo il premier
Kevin Rudd. “Non vi è altro modo per descrivere questi episodi
che crimini di massa. Abbiamo raggiunto un grado di orrore che
pochi fra noi potevano prevedere”. Due persone, un uomo di 31
anni e un adolescente di 15, sono stati arrestati.
Rudd ha annunciato un pacchetto di aiuti d’emergenza per 7
milioni di dollari e ha avvisato che ci vorranno anni per
ricostruire interamente alcuni paesi distrutti dalle fiamme.
Fcs
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