L’Italia lo caccia e lui torna da profugo «Caso isolato ma il rischio è altissimo»

La polizia di Varese arresta un nigeriano rientrato dopo l’espulsione. Grazie a una foto. Si alza l’allerta. E intanto l’uomo, per ora, resta. Il prefetto: «Identificazione decisiva»

Espulso perchè non in regola con i permessi di soggiorno torna in Italia come profugo.
Arrestato dagli uomini della squadra mobile dopo il lavoro di indagine svolto dagli agenti della quarta sezione dell’ufficio immigrazione della questura di Varese.
«Per ora è un caso isolato sul nostro territorio ma il rischio che situazioni del genere si possano ripetere è elevato», commenta il prefetto.
«È evidente che in un Paese governato da incompetenti quale è il nostro un clandestino possa tornare su un barcone dopo essere stato espulso – dice il sindaco di Varese – Avendo però capito qual è la strada da seguire, questa volta dirà di essere un asilante».

L’uomo è un giovane nigeriano espulso nel 2014 dal territorio italiano su ordine del questore di Belluno. Di fatto non avrebbe potuto fare ritorno in Italia per i successivi tre anni. Invece il nigeriano era tra le migliaia di migranti arrivati sulle nostre coste sui barconi della morte.
Dopo lo sbarco ha immediatamente chiesto asilo politico ed è stato sistemato nel centro di accoglienza di Bresso prima di essere mandato a Varese dove avrebbe avuto alloggio in una delle (scarse) strutture a disposizione per l’accoglienza. È procedura standard che i migranti vengano identificati dalle questure. Si procede con fotosegnalazione e impronte digitali. In occasione dell’espulsione del 2014 il nigeriano era già stato fotosegnalato.
I poliziotti lo hanno quindi identificato e arrestato per non aver rispettato il divieto di tir are in Italia prima di tre anni. L’arresto è andato in convalida sabato e l’uomo è stato condannato a un anno di carcere. C’è, però, la sua richiesta d’asilo ancora pendente che dovrà essere vagliata. Il nigeriano, allo stato, non può essere espulso dunque. «Ogni domanda d’asilo deve essere esaminata – dice Zanzi – Casi simili potrebbero riproporsi anche sul nostro territorio. Con la fotosegnalazione questi casi saranno individuati, ma in caso di assenza, diventa impossibile. Senza un pregresso, senza riuscire, come nel nostro caso, a ricostruire tutto il pregresso di questa persona, non ci sarebbe stato l’arresto. Senza fotosegnalazione ciascuno può dire di essere chiunque».
Ma come è possibile che il nigeriano sia passato in anno da clandestino a richiedente asilo? «Le stime – dice Zanzi – sono chiare. Solo il 40% circa dei migranti sbarcati sinora ha effettivamente diritto a qualche forma di tutela. Il restante 60% no».
«Tra l’altro stiamo registrando un’alta presenza, ad esempio, di pachistani negli sbarchi. Cittadini di Stati non in guerra che fanno richiesta di asilo politico o dello status di rifugiato. Inevitabilmente vanno vagliate anche queste richieste. Vanno ricostruite tutte le storie di queste persone. È un lavoro estremamente complesso».
Era già accaduto a Busto Arsizio: su una cinquantina di richiedenti asilo, soltanto tre avevano effettivamente i requisiti necessari per essere tutelati ed essere considerati profughi a tutti gli effetti.

Gli altri erano clandestini. «Questa regolamentazione – dice Fontana – è del tutto inefficiente. In un Paese civile come gli Stati Uniti una cosa del genere non sarebbe mai accaduta. Che un clandestino espulso potesse tornare a bordo di un barcone e chiedere asilo politico è un fatto che non si sarebbe mai verificato. Capito il sistema i casi simili non potranno che aumentare».
Il nigeriano resta ora in attesa di sapere se la sua domanda d’asilo potrà essere accolta. Con i suoi trascorsi sotto il profilo amministrativo la pratica sarà estremamente complessa.