Quel muro che chiamiamo autismo

Focus - Ne soffrono 900 adulti in provincia, i minori sono anche di più. Ecco le terapie ritenute più efficaci

Difficoltà nella comunicazione, nel comportamento e nell’interazione sociale.
Disturbi nel linguaggio, stereotipie, e ancora ipersensibilità o iposensibilità a suoni e altri stimoli sensoriali. Tra i sintomi, variabili, dei disturbi dello spettro autistico (Dsa, acronimo da non confondere con l’equivalente per i disturbi specifici di apprendimento), ci sono anche infatti queste ultime.
Tutto questo per chi non soffre di Dsa potrebbe essere difficile da capire. Sabato 2 aprile si è celebrata la giornata mondiale della consapevolezza in merito all’autismo.

L’autismo è un disturbo riconosciuto più di sessant’anni fa, si presenta con diverse sfumature e gravità, e molto rimane ancora da scoprire in merito. Secondo una recente stima fatta dall’osservatorio epidemiologico dell’Ats, l’incidenza dei casi di bambini e ragazzi affetti da autismo sotto i 18 anni in provincia di Varese è di 150 su una popolazione di 140mila minori.
Novecento, invece, i casi di adulti affetti da autismo su una popolazione di 889mila persone. Nel triennio che va dal 2012 al 2014, i casi che sono afferiti al Sistema Sanitario Nazionale sono stati 220 in tutto il territorio provinciale. I più colpiti sono i maschi, con un rapporto nei confronti del sesso femminile di 3/4 a uno.
«Sintomi dell’autismo sono presenti anche nel primo anno di vita, e attualmente la diagnosi viene fatta più precocemente che in passato, di solito prima dei tre anni; i sintomi principali riguardano il linguaggio e la comunicazione, e una difficoltà di contatto relazionale, sia con i genitori sia con i coetanei, un altro aspetto importante è la presenza di interessi limitati e ristretti – spiega, direttore dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria infanzia e adolescenza di Varese. Sulle cause del disturbo ci sono diversi dati, ma le cause ultime non sono ancora conosciute. A questo proposito è invece importante dire che non c’è nessuna evidenza di letteratura rispetto al ruolo dei vaccini per lo sviluppo di autismo: le vaccinazioni sono assolte rispetto allo sviluppo dell’autismo. È noto che sia presente una componente genetica, con un danno organico che si verifica nelle prime fasi di sviluppo del sistema nervoso; per esempio uno studio di qualche anno fa ha evidenziato alcune anomalie nell’architettura di aree della corteccia cerebrale di alcuni bambini affetti da autismo, dato che fa propendere verso l’idea che si verifichino problemi durante lo sviluppo fetale.

«Sono stati fatti molti studi sull’autismo. Tuttavia ancora non ci sono certezze circa le cause definitive che scatenano questa patologia, dobbiamo pensare al fatto che siamo di fronte a diversi tipi di autismo, e con vari livelli di gravità». Esiste generale accordo sul fatto che la diagnosi e l’avvio conseguente di un intervento precoce possa migliorare notevolmente la prognosi dei bambini affetti da Dsa e la qualità di vita delle loro famiglie.
«Non c’è una cura definitiva – spiega Rossi – così come non esiste una terapia unica valida per ogni soggetto che soffre di Dsa. Ogni paziente necessita di una terapia riabilitativa intensiva, realizzata ad hoc».
Le terapie considerate più utili secondo le linee guida attuali sono soprattutto quelle di tipo comportamentale, volte per esempio a migliorare la socialità dei bambini, e lo sviluppo della loro autonomia nella vita quotidiana, tanto più efficaci tanto più se vengono intraprese precocemente. Per altri tipi di intervento si ritiene non ci siano ancora prove consistenti per sostenere che funzionino. L’Istituto superiore di sanità ha emesso delle linee guida sui trattamenti che hanno dimostrato una qualche efficacia.