– «Immigrazione, droga, accoglienza. È finita la pazienza». Così recita lo striscione che il neonato comitato “Varese ai varesini” ha esposto sul tetto del Carrefour di piazzale Trento, durante il secondo dei cinque presidi in calendario.Il primo si è svolto in piazza Biroldi la settimana scorsa, il prossimo sarà giovedì prossimo in via Dandolo, a partire dalle 18. A presidiare le stazioni c’erano circa 50 persone. «Sta andando bene, quella delle stazioni è una zona molto vivace. Siamo qui, in un luogo nevralgico del degrado di Varese, per coinvolgere i pendolari» spiega, portavoce del gruppo, che è stata pendolare per parecchi anni percependo pericoli e disagi e che è membro della Dora, la Comunità militante dei 12 raggi. E’ vero che al comitato afferiscono persone che fanno capo all’estrema destra, ma Malnati vuole precisare che «l’obiettivo dei presidi è quello di accogliere tutti». E ancora: «Se fosse sceso in piazza qualcun altro prima di noi, ci saremmo uniti a loro. Ma visto che nessuno lo ha fatto, ci siamo mossi noi». «L’aspetto di molti di noi rischia di allontanare alcune persone. Ma non possiamo modificare il nostro modo di essere per fare quello in cui crediamo». «Sono i giornali che, non sottolineando abbastanza che siamo apolitici e apartitici, fanno scaturire il problema». Il gruppo, inoltre, fa notare come durante i presidi non ci sia uno schieramento ingente di forze dell’ordine: «Cosa che
fa capire come la nostra presenza non sia percepita come pericolosa». I pendolari, scendendo dal treno, hanno preso i volantini con scritto “Varese Svegliati”, in cui si legge: «Quando un quartiere è percepito come pericoloso i cittadini tendono ad abbandonarlo, si innesca quindi un meccanismo vizioso alimentato dall’indifferenza, che genera paura, degrado e criminalità. Un meccanismo da cui vogliamo uscire prima che sia troppo tardi». «Le aree vivibili della città giardino si sono contratte fino ad auto-confinarsi alla piccola isola felice di corso Matteotti e delle vie della movida. Da qui nasce l’idea di organizzare presidi spontanei, con la volontà di far sentire la nostra voce e riprenderci quartiere dopo quartiere tute le zone sottratte alla collettività».La maggior parte dei pendolari ha detto di essere di fretta. Altri però si sono fermati a scambiare due chiacchiere e qualcuno ha condiviso, con una firma, gli obiettivi del comitato (presto, però, per conoscere il numero totale di firme raccolte fino ad oggi). «Qualcuno ci ha incoraggiato ad andare avanti. Qualcun altro ci ha detto che a Milano il degrado e l’insicurezza sono molto peggio rispetto a Varese – dice un membro del comitato di nome Riccardo – Se siamo qui è perché vogliamo evitare che, a furia di dire che a Varese le cose sono tranquille, la situazione precipiti sempre di più». Portati a termine i cinque presidi, il 14 maggio, è prevista una manifestazione generale.













