– Alle 13.45 di oggi la chiesa del Cristo Re di San Fermo era già gremita di persone. C’erano tantissimi colleghi di Roberto Zanella, per tutti Zazà, il vigile del fuoco morto lunedì scorso a soli 44 anni, e c’era tutto il rione dove Roberto (Robertino per gli amici più intimi) è nato, cresciuto e dove ancora oggi viveva con la moglie e le figlie. La sua
scomparsa ha spezzato il cuore di centinaia di persone: alle 14 questo pomeriggio c’erano più di mille e 500 per dare l’ultimo saluto a Zazà. Uno dopo l’altro hanno riempito la chiesa, poi il sagrato, colmando la piazzetta sino all’attacco della salita che in quel luogo raccolta porta. C’erano i colleghi del comando provinciale di Varese, i colleghi arrivati dai distaccamenti di Milano, Bergamo. Una marea di uniformi.

C’era il picchetto d’onore per l’ultimo saluto a questo vigile del fuoco dalla professionalità eccezionale e dalla simpatia travolgente. “All’oratorio ti chiamvano pane, perché eri sempre pronto ad aiutare gli altri”, ha detto don Germano, parroco di San Fermo durante un’omelia che si è arricchita di lunghi silenzi lasciando spazio alla commozione. “Sei qui con noi e lo sarai per sempre”, hanno poi detto la moglie e il fratello di Zazà. “Utile, professionale e preciso, nulla cancellerà il suo ricordo che vive dentro di noi. Uno spazio che ha ritagliato dentro ad ognuno di noi.

Roberto sarà sempre parte delle squadre di partenza del comando di Varese”, questo è il saluto che i colleghi hanno voluto dedicare a Zazà. Il feretro del pompiere gentile è ho poi uscito dalla chiesa, avvolto nel Tricolore, e accompagnato da un lunghissimo applauso. Mentre nell’aria vibravano ancora le parole della Preghiera del Vigile del Fuoco: “Iddio, che illumini i cieli e colmi gli abissi, arda nei nostri petti, perpetua, la fiamma del sacrificio. Fa più ardente della fiamma il sangue che scorre nelle vene, vermiglio come un canto di vittoria. Quando la sirena urla per le vie della città, ascolta il palpito dei nostri cuori otati alla rinuncia. Quando a gara con le aquile verso Te saliamo, ci sorregga la Tua mano piagata. Quando l’incendio, irresistibile avvampa, bruci il male che si annida nelle case degli uomini, non la ricchezza che accresce la potenza della Patria. Signore, siamo i portatori della Tua croce, e il rischio è il nostro pane quotidiano. Un giorno senza rischio non è vissuto, poichè per noi credenti la morte è vita, è luce: nel terrore dei crolli, nel furore delle acque,nell’inferno dei roghi. La nostra vita è il fuoco,la nostra fede è Dio. Per Santa Barbara Martire”. Ciao Zazà.














