La corsa alle urne vale cinque milioni. Ma chi sgarra sui conti rischia grosso

Facciamo due conti - Ogni candidato sindaco potrà spendere al massimo 90.567 euro, 8.278 i consiglieri

– Spese elettorali, ecco il vademecum per i candidati e le liste. Ogni candidato sindaco potrà spendere al massimo 90mila e 567 euro per la propria campagna elettorale, ogni candidato consigliere fino a 8.278 euro. Aperitivi, “santini”, manifesti: tutte le spese vanno accuratamente segnate e dichiarate. E il valore, potenziale, della corsa per Palazzo Estense potrà arrivare fino a cinque milioni di euro. L’ufficio servizi demografici del

Comune di Varese ha diramato ieri mattina le indicazioni della Corte d’Appello di Milano in merito alla trasparenza delle spese elettorali, definendo il dato del numero complessivo degli elettori del Comune di Varese (65mila e 567), che risulta necessario per il calcolo dei limiti di spesa per ciascun candidato. La legge prevede infatti che il tetto delle spese elettorali sia variabile a seconda del numero di elettori.

A Varese, che rientra nella fattispecie delle città comprese tra i 15mila e i 100mila abitanti, «le spese per la campagna elettorale di ciascun candidato alla carica di sindaco non possono superare l’importo massimo derivante dalla somma della cifra fissa di euro 25mila e della cifra ulteriore pari al prodotto di euro un per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali comunali»: vale a dire, 90mila e 567 euro. Per quel che riguarda i singoli candidati in lista invece, la norma prevede che «le spese per la campagna elettorale di ciascun candidato alla carica di consigliere comunale non possono superare l’importo massimo derivante dalla somma della cifra fissa di euro 5.000 e della cifra ulteriore pari al prodotto di euro 0,05 per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali comunali»: calcolatrice alla mano, 8.278,35 euro. Infine, «le spese per la campagna di ciascun partito, movimento o lista che partecipa all’elezione, escluse le spese sostenute dai singoli candidati alla carica di sindaco e di consigliere comunale, non possono superare la somma risultante dal prodotto dell’importo di euro 1 per il numero dei cittadini iscritti nelle liste elettorali comunali»: per la precisione, 65mila e 567 euro.Ora, se consideriamo che, a dieci giorni dalla scadenza di presentazione delle liste elettorali (sabato 7 maggio a mezzogiorno) e in attesa di capire quale sarà il destino del Movimento Cinque Stelle, sono in corsa sette candidati sindaci per un totale di sedici liste (sette per , quattro per, una a testa per , , , e ), che avranno al loro interno circa 450 candidati consiglieri, possiamo provare a capire quanto potrà valere in tutto questa campagna elettorale. I sette sindaci potranno spendere al massimo 633mila e 969 euro, le sedici liste fino a un milione 49mila e 72 euro, i 450 candidati consiglieri fino ad un massimo di tre milioni 725mila e 257 euro.

Una torta complessiva (potenziale) da oltre cinque milioni e 400mila euro. Chiaramente, tanto più in tempi di crisi tutt’altro che superata, è impossibile ipotizzare che tutti i candidati arrivino a toccare il tetto massimo di spesa, specie quelli civici e non supportati da forze politiche di un certo peso, anche se fino ad oggi il dispendio di energie, consulenti, manifesti 6×3, gadget e sale, da parte dei tre maggiori competitor (Orrigoni, Galimberti e Malerba) è stato già non indifferente, a dimostrazione che la voglia di investire sulla corsa per la successione di non manca. La legge prevede l’obbligo della dichiarazione e rendicontazione dei contributi ricevuti per il finanziamento della campagna elettorale (ciascun candidato deve designare un “mandatario” che curerà la raccolta fondi avvalendosi di un unico conto corrente) e delle spese sostenute: tutti i candidati, anche se non eletti, devono presentare entro tre mesi dalla competizione elettorale il rendiconto delle spese effettuate al Collegio regionale di garanzia. In caso di violazione dei limiti di spesa previsti per le candidature o delle norme che disciplinano la campagna elettorale, così come in caso di tardivo o mancato deposito della dichiarazione delle spese elettorali o di gravi irregolarità nella dichiarazione, il Collegio può punire i singoli candidati con una «sanzione di importo in ragione della violazione accertata».