Ora basta numeri. Per favore. Non ci interessano i sondaggi, tanto meno la gara a chi ha fatto la performance elettorale migliore. Non siamo numeri, non siamo percentuali, siamo cittadini che meritano risposte concrete ai nostri bisogni. Votiamo per aver qualcuno che ci amministri, è il principio base della democrazia rappresentativa. In queste elezioni si è parlato di cose concrete fino ad un certo punto. Il degrado nei quartieri, i cittadini che non arrivano a fine mese e non riescono ad accedere ai servizi sociali del Comune. Banalmente le strade non asfaltate. I cantieri che vengono chiusi «magicamente» a pochi giorni dal voto, dopo essere rimasti aperti per mesi, aumentando il degrado. Questi sono i problemi. Anzi, solo una piccola parte. Servono risposte concrete, precise. C’è chi le ha date, chi le ha date in parte, chi molto meno. Ma anziché parlare di questo, di cose concrete, le ultime settimane di campagna elettorale sono state riempite di slogan, di «lotte di manifesti», di dati di sondaggi, di prove muscolari che hanno messo in primo piano la «mediaticità» della politica rispetto alla sua concretezza. La città è il bene comune, il cittadino dev’essere il centro del fare politica. È bene ricordarlo, adesso che si apre la battaglia per il secondo turno, ai due contendenti rimasti in campo. Due professionisti stimati, un manager e un avvocato. Due uomini che
hanno vaste coalizioni alle spalle, che hanno fatto la differenza puntando su liste civiche che hanno ottenuto, in entrambi i casi, buoni risultati. Adesso, però, devono stare attenti a non cadere nel tranello classico della politica, quello di portare avanti la battaglia «in negativo», ovvero evidenziando i difetti dell’avversario, anziché «in positivo», mostrando agli elettori i loro propositi per la città. Tutti e due parlano di vecchia politica, accusandosi l’un l’altro di esserne un rappresentante. In realtà non esiste la nuova politica come non esiste la vecchia politica, esistono solo quella buona e quella cattiva. Non perdiamoci nel dare definizioni scontate. Sappiamo benissimo tutti quale sia la buona e quale la cattiva. L’astensionismo è un chiaro segnale di quale sia il giudizio dei cittadini. Da una parte i leghisti delusi, e sono tanti. Il Carroccio ha perso circa tremila voti. Dall’altra, un popolo di sinistra che non si sente rappresentato dall’odierno centrosinistra. La «caccia» andrà a questi. Ma, anche se entrambi gli schieramenti ufficialmente negano, c’è anche il bacino elettorale di Stefano Malerba, che ha totalizzato 2.500 voti circa. La differenza tra Paolo Orrigoni e Davide Galimberti è di circa 1.800 voti. Se anche Malerba non li spostasse tutti, può fare la differenza. Sicuramente entrambi, chi più chi meno, ci avranno fatto un pensiero. Ma qui parliamo ancora di numeri. In queste due settimane parliamo di cose concrete.













