– Cosa dobbiamo aspettarci dalla Brexit? Domanda che spiazza e che intriga, intreccia fosche previsioni e risvolti ottimistici, nella consapevolezza di un dato: l’esito del referendum britannico è stato, per tutti, un salto nel buio. Difficile interpretarne gli esiti. , della Anthilia Financial Consulting, ha provato a contestualizzare la questione, durante la cena del “#ilsognocheVa”, serie di incontri orchestrati da , amministratore delegato di Openjobmetis, che una volta al mese trasforma la sala del ristorante Annetta in un efficace think tank, in cui ospiti provenienti da varie esperienze imprenditoriali e professionali offrono un proprio contributo nell’analisi di temi sempre attuali. L’approccio di Piazzoli è, prima di tutto, storico. E guarda all’andamento britannico per riflettere su quello europeo in generale e italiano in particolare. Negli ultimi 15 anni, scandisce l’esperto, la crescita del PIL nell’Eurozona è stata del 16%, ovvero un punto l’anno. La metà, circa, rispetto ai Paesi europei non-euro. La Gran Bretagna mostra un’impennata decisamente più marcata rispetto ai Paesi che hanno optato per la moneta unica, Germania compresa. La Svizzera le è di poco sotto e anzi: negli anni più turbolenti, 2009-2014, è riuscita a superarla. Il dazio più salato pagato dalle popolazioni “europeiste” è stato senz’altro quello del passaggio alla moneta unica, che in alcuni Paesi ha spinto l’inflazione in modo più impattante. In tal senso, l’Italia fa scuola: nei primi 10 anni targati euro lo Stivale ha assistito a un incremento dei prezzi di 10 punti superiore alla Germania. Piazzoli ha poi dedicato una doverosa parentesi al tema dell’occupazione. Tra il 2006 e il 2016 l’Europa a 28 Paesi ha creato oltre 5 milioni e 200 mila posti di lavoro. Gran parte di queste nuove opportunità sono nate in terra tedesca (3,7 milioni), altri 2,4 milioni sull’isola britannica. Maglia nera a Italia e Spagna, che nel suddetto decennio hanno perso, rispettivamente, 1,8 e mezzo milione di posti. Un calo reso ancor più significativo dal simultaneo aumento di posti occupati da
immigrati europei, ma non UE: provenienti, cioè, dai Paesi dell’Est. In Italia la crescita è stata del 147%, pari a 468 mila unità. Ed eccoci tornati, dopo questa sommaria ricognizione, al punto di partenza: la Brexit e i suoi effetti. Tutto sta nel capire se a rimetterci maggiormente saranno gli inglesi oppure l’Eurozona, fermo restando che il Regno Unito, nella UE, non ci è mai entrato con tutti e due i piedi. Dati alla mano, l’Inghilterra è il principale compratore di beni italiani dopo gli Stati Uniti. Molto, quindi, dipenderà dalle regole del gioco, cioè dell’uscita. Bisognerà capire se a spuntarla sarà la logica della Hard Brexit, su cui insistono i ministri Fox e Johnson, che porterebbe a uno strappo più netto e salato e che potrebbe incorrere nell’ostruzionismo di Scozia e Irlanda del Nord. O se ad avere la meglio sarà la soluzione soft, morbida: una specie di via di mezzo, che consentirebbe alla Gran Bretagna di accedere al mercato unico pagando un contributo annuo di 3-4 miliardi, sul modello norvegese. Chi vivrà, vedrà. Sapendo che nulla di ciò che stiamo ipotizzando avrà luogo nell’immediato. La Brexit, più che a un balzo somiglia a un cammino: lungo, graduale, ancor tutto da definire. A fare notizia, quindi, sono più che altro gli effetti politici e culturali della scelta. Quelli che ringalluzziscono gli anti europeisti, i quali auspicano un effetto a catena. E quelli che spaventano chi ancora crede nel grande sogno degli Stati Uniti d’Europa. Per quanto riguarda noi italiani, invece, vale l’intervento-sfogo di , imprenditore e presidente della Liuc – Università Cattaneo: «Continuiamo a nutrirci di grafici, schemi e diagrammi che immortalano passato e presente. Non capiamo, invece, che nonostante le crisi e le bufere di questi anni l’Italia non smette di creare valore e ricchezza grazie alle sue grandi capacità: fare impresa e attrarre turisti: finché non ci decideremo a credere e a investire in questi due ambiti saremo afflitti dalla Sindrome di Calimero».













