La clinica La Quiete guadagna un altro mese: «adesso c’è davvero speranza di riuscire ad arrivare all’asta con la clinica ancora aperta e funzionante». L’udienza celebrata ieri davanti al giudice del tribunale di Varese Riccardo Pucci ha fatto slittare di un altro mese lo sfratto della struttura sanitaria che, coinvolta nel fallimento Ansafin, sfociato in un procedimento penale attualmente in corso, si ritrova a rischio sgombero. «E di conseguenza – commentano i lavoratori – a rischio chiusura. Se la clinica chiudesse Ats sospenderebbe, come da normativa, le licenze che consentono alla struttura di operare in ambito sanitario. All’asta ci andrebbe una scatola vuota senza mercato: per la clinica sarebbe la morte». E 63 dipendenti si ritroverebbero senza lavoro (senza contare l’indotto creato dalla struttura che porta la forza lavoro che gravita intorno al polo sanitario sino a 200 persone), mentre Varese si ritroverebbe senza una storica realtà sanitaria giudicata fondamentale (all’unanimità) per la città. Ieri in sede d’udienza il gruppo Ansafin si è costituito presentando una corposa documentazione. La posizione del gruppo è chiara: sgombero immediato in virtù di uno sfratto esecutivo da dicembre e che avrebbe dovuto portare allo svuotamento della struttura entro il 9 gennaio. I legali del gruppo Sant’Alessandro, che possiedono i due rami d’azienda che attualmente mantengono in vita la struttura, hanno chiesto i termini a difesa al fine di poter esaminare e controbattere alla documentazione depositata da Ansafin. Il giudice ha concesso ai legali del gruppo laziale sino al 14 febbraio per poter depositare documentazione e memorie. E ha quindi
aggiornato l’udienza al prossimo primo marzo: sino ad allora ogni azione da parte dell’ufficiale giudiziario è sospesa. Di fatto lo sfratto è stato rinviato di un altro mese. I lavoratori, che dallo scorso 8 gennaio sono costituiti in assemblea permanente e hanno continuato a lavorare con ottimi riscontri da parte dei varesini che hanno dimostrato di fidarsi e di apprezzare gli standard qualitativi della struttura (letti di degenza pieni e esami di diagnostica sempre traboccanti di prenotazioni) puntano a raggiungere il traguardo del prossimo 29 marzo. Data in cui la clinica tornerà all’asta: «sappiamo che c’è un interessamento concreto per l’acquisto della struttura. Per salvare sia i nostri posti di lavoro che una clinica fondamentale per la sanità varesina. L’udienza di oggi (ieri per chi legge) ci ha dato ulteriore speranza». I dipendenti della clinica hanno tra l’altro messo in atto una forma di “lotta” civile e intelligente che ha mostrato quanto la struttura sia fondamentale sotto il profilo sanitario per Varese. Nel tempo libero dal lavoro i dipendenti hanno offerto alla cittadinanza prestazioni gratuite (per la prima settimana) e a prezzi concorrenziali successivamente con boom di prenotazioni. «Noi sappiamo che la decisione del giudice di rendere esecutivo lo sfratto è pienamente legittima – dicono i lavoratori – crediamo di meritarci l’opportunità di arrivare all’asta del 29 marzo. La città ci sta sostenendo e ai varesini diciamo grazie di cuore. Hanno capito la nostra scelta. Abbiamo scelto di resistere attraverso la via dell’apertura alla città. L’assemblea non si muove da qui e andremo avanti con l’occupazione».













