Siringhe usate e sporcizia. Così il degrado fa male alla città

L’ennesimo caso è stato registrato ieri mattina tra vicolo San Michele e via Ravasi

Siringhe e spazzatura: non c’è pace tra vicolo San Michele e via Ravasi. Meno di una settimana fa era finita sotto i riflettori la situazione dell’area, preda di figuri che, nella migliore delle ipotesi, stazionano e bivaccano abbandonando dietro di sé rifiuti di ogni genere e toilette a cielo aperto. Un luogo centrale, l’inizio di un rione popolato, dove però è facile nascondersi e aggirare la legalità. Ieri l’ennesimo episodio. Il ritrovamento di siringhe abbandonate, che ha spinto Elisabetta Lonati a segnalare ulteriormente disagio e paura di chi lavora nella zona.

«Abbiamo chiesto l’intervento di Aspem per la raccolta di rifiuti speciali – racconta – Giustamente, alla signora che già tutti i giorni pulisce ogni genere di immondizia, non si può chiedere di raccoglie anche quelle. L’intervento è stato tempestivo, ma lunedì ci sarà il solito porcile». Viene ribadito il problema igienico sanitario e la percezione di forte insicurezza. «Il portico è tutto coperto perciò in questi giorni di maltempo aumentano le presenze di quelli che vengono a ripararsi. La situazione descritta da La Provincia di Varese, la viviamo quotidianamente – prosegue Elisabetta -, raggiungendo picchi di vero degrado e rischi per la nostra salute e sicurezza».

«Non sono adolescenti che bigiano o che si nascondono per fumare, la situazione è ben diversa. Le siringhe non sono uno scherzo. Ieri le abbiamo individuate in pieno giorno e siamo adulti che ragionano. Di sera, però, o d’estate con le scarpe aperte si rischia la propria incolumità. Per quale motivo? E se passasse un bimbo o un cane?». La scena desolante di ieri, un sabato “qualunque”, è documentata anche dalle immagini. «Lo scenario si ripete a qualsiasi ora, preoccupando soprattutto alla fine dell’orario di lavoro. Non penso sia normale uscire dall’ufficio e avere paura per come si viene guardati o per quello che degli estranei fanno in qualunque momento, senza che nulla li preoccupi.

Hanno anche portato via i profili di rame dell’aiuola in pieno giorno». Alla sera dopo le 19 «è buio, e per raggiungere le nostre auto parcheggiate nelle vicinanze usciamo in “branco” o ci facciamo venire a prendere. Oltretutto il nostro ufficio è composto in prevalenza da donne».

«Chi non ha un ufficio o un negozio si chiude dentro oppure si è dotato di cancello e citofono. Mi spiace per chi abita nel palazzo perché vive con la sensazione d’essere incarcerato in casa propria, ritrovandosi i bisogni altrui davanti alla porta di ingresso. Stiamo cercando di sensibilizzare le autorità. Non so cosa si possa fare, ma serve una soluzione duratura».

Le forze dell’ordine «passano di pattuglia in auto, ma è difficile rendersi conto della situazione, è poco visibile. Anche quando sono stati fatti degli interventi, chi bivaccava si è nascosto o è fuggito. Tempo che la volante se ne andasse e ha fatto ritorno. Magari per qualche giorno non si sono visti, ma poi puntualmente sono tornati».