«Sono musulmano, ma amo il Sacro Monte» La storia di Mohamed incantato da Varese

Il ragazzo 20enne viene dal Senegal, dove è in corso una guerra civile. Parla un italiano perfetto

«La cosa che più amo di Varese è il Sacro Monte». L’affermazione potrebbe apparire scontata, tutti infatti riconoscono la bellezza della nostra montagna, che è patrimonio dell’Unesco. In questo caso, però, a «rifugiarsi al Sacro Monte» è Mohamed, 20 anni, ragazzo del Senegal arrivato a Lampedusa a bordo di un barcone e poi condotto a Varese, dove è stato preso in carico dalla Cooperativa Lotta Contro L’Emarginazione. Da che è sbarcato in Italia, Mohamed è sempre stato a Varese, città con cui ha preso subito confidenza. «Sono

musulmano. Anche se sono di un’altra religione, io riconosco la bellezza del Sacro Monte e il suo fascino» spiega Mohamed in un italiano perfetto, imparato in via Bernardino Luini, dove sono stati organizzati corsi di lingua per lui e per gli altri ragazzi che si trovano in Italia. Il corso di Italiano è un obbligo per le cooperative che si occupano di accoglienza, che devono garantire un monte ore minimo di lezioni. Il vocabolario di Mohamed è completo, con tanto di coniugazioni verbali e parole ricercate.

«A Varese mi sono trovato bene fin dal primo momento – dice Mohamed, che nei modi e nell’abbigliamento ormai pare un occidentale – Dopo due anni la mia richiesta di asilo è stata accolta. Adesso ho un permesso di due anni per rimanere in Italia e non ho certo intenzione di rimanere con le mani in mano. Ho studiato “ristorazione” frequentando un corso professionale a Milano e spero di trovare presto lavoro in qualche attività, in modo da guadagnare qualche soldo e poter essere autonomo».

Mohamed ritiene che il sistema dell’accoglienza in Italia funzioni bene: «l’unica cosa che manca è la possibilità di far lavorare i richiedenti asilo da subito. Io sono stato fortunato perché la cooperativa a cui sono stato affidato ha pensato a farmi studiare la lingua, mi ha fatto conoscere il territorio e mi ha dato delle opportunità per integrarmi. Ma mi sarebbe piaciuto anche lavorare, in modo da non pesare su nessuno. Il lavoro oggi è il mio sogno più grande, spero che si avveri in fretta».

Il giovane dice di non avere più nessun parente e nessun affetto in Senegal: «me ne sono andato da quel Paese per via della guerra civile. Non mi è rimasto nessuno laggiù. Me ne sono andato via dal Senegal ben più di due anni fa, ma ho girato altri Paesi prima di arrivare in Italia. Non mi va di ricordare nulla del mio passato, con il quale ho tagliato. La guerra in Senegal è un ricordo doloroso. Anche il viaggio in barca verso l’Italia è stato terribile, ho tentato di rimuoverlo, non voglio parlarne».

Sono circa 1800 i ragazzi richiedenti asilo sul territorio della nostra Provincia. Sulla base di quanto accade sul territorio nazionale, possiamo ritenere che meno del 10 per cento di loro riceverà un esito positivo in Commissione e otterrà il permesso di stare sul territorio. Il restante 90 per cento verrà diniegato e, se continuerà a vivere in Italia, sarà un clandestino a tutti gli effetti. Nonostante il diniego, e l’impossibilità di lavorare, molti giovani rimangono comunque sul territorio o cercano di scappare in Nord Europa, spesso vivendo di carità o di espedienti.