VARESE Una folla commossa si è riunita ieri mattina nella chiesa di San Giorgio a Biumo Superiore per dare l’addio a Loredana Biondelli, la donna rimasta vittima dell’incidente stradale di venerdì 7 agosto a Bodio Lomnago mentre percorreva in sella alla moto del marito la Sp 36. Classe 1967, 42 anni che avrebbe compiuto il prossimo 9 settembre, Loredana è deceduta nella sala operatoria dell’ospedale di Circolo di Varese dopo un estremo tentativo di salvarle la vita. Nel primo pomeriggio si era scontrata con una macchina, una Peugeot 406 famigliare guidata da un olandese in vacanza sui laghi, che uscendo da via Piave le aveva tagliato la strada immettendosi sulla provinciale. Immediato l’intervento dei sanitari, con il medico rianimatore accorso sul posto pochi minuti dopo che aveva subito accertato l’arresto cardiaco e avviato la procedura di rianimazione. Poi, arrivata l’ambulanza, la corsa in ospedale. Nulla è servito ad evitare il peggio. L’asportazione della milza purtroppo non è bastata a frenare l’emorragia interna, così poco dopo le 18 i sanitari hanno comunicato il decesso ai parenti. Loredana lascia il figlio Davide, 9 anni, il marito Luca, il fratello Doriano e il papà Mario, ieri mattina stretti intorno a lei come non mai. Vicino a loro nelle prime file davanti all’altare i familiari al completo; dietro, sulle panche, in piedi sul fondo della chiesa e fino all’esterno, nel piazzale davanti all’istituto delle Suore Cappuccine, ogni spazio libero si è riempito di amici di una vita, di
colleghi, di frequentatori dell’oratorio dove spesso Loredana era andata per cenare in occasione delle manifestazioni estive. C’erano anche semplici conoscenti, tutti colpiti dall’improvvisa scomparsa, e tanti bambini, coetanei del figlio, amici dell’oratorio estivo che ha frequentato anche quest’anno, compagni della scuola Pascoli, ex compagni dell’asilo che con i loro genitori non hanno voluto mancare all’ultimo saluto. A tempestare la chiesa e ad accompagnare poi la bara fino all’ultimo viaggio al cimitero di Belforte non sono certo mancati i fiori, tutti bianchi, riunite in una decina di corone e folti mazzi quasi a illuminare la chiesa anche durante la liturgia funebre. Don Ezio, il parroco, ha scelto il testo evangelico della resurrezione di Lazzaro. «Di fronte a una morte tragica e prematura come questa non possiamo non chiederci la ragione – ha detto il parroco nell’omelia funebre – possiamo girare tutto il mondo e non troveremo una risposta. Nessuno ci dà una risposta, nemmeno Gesù, ma piange davanti alla tomba dell’amico Lazzaro come noi piangiamo la morte delle persone care. Tutti siamo accomunati siamo a lui dallo stesso cammino su questa terra: nella gioia, nell’amicizia, nella tenerezza degli affetti, e anche nella sofferenza e nella morte». Ecco perché portiamo i nostri defunti in chiesa per l’ultimo saluto, ha spiegato don Ezio. «Questa celebrazione non è semplicemente un segno di affetto, di consolazione umana. E’ un atto di fede e di affidamento, di chi abbiamo caro e di noi stessi, nelle mani di un Altro».Francesca Manfredi
e.marletta
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