Sul tema della droga a scuola è tornato a più riprese, ultimamente, il provveditori agli Studi Claudio Merletti. «Per quanto non ci sia una direttiva generale, ma sono le singole scuole a decidere come affrontare la questione – spiega il dottor Merletti – il Provveditorato fornisce comunque il suo supporto. Da anni lavoriamo a stretto contatto con le forze dell’ordine sulla prevenzione, informando i ragazzi sulle conseguenze legali e per la salute a cui vanno incontro. In questo senso ci siamo mossi anche in collaborazione con la Prefettura, con interventi e conferenze rivolte specificatamente al corpo docenti».
Il provveditore Merletti insiste molto sull’aspetto della legalità, perché ritiene che per i ragazzi sia fondamentale avere una visione il più possibile ampia e chiara degli aspetti giudiziari e giuridici che ruotano intorno alle sostanze illegali. «Ritengo anche, a questo proposito, che sia di estrema importanza distinguere tra spaccio e consumo, perché altrimenti si corre il rischio di criminalizzare i ragazzi in maniera indiscriminata. Fumare uno spinello è diverso che spacciare». Il provveditore ha ragione a voler sottolineare che non bisogna in alcun modo generalizzare e che è piuttosto necessario valutare e soppesare ogni intervento, perché solo così «si evita di trasformare in una caccia alle streghe le misure, che pure vanno prese, contro il semplice consumatore».
Per quanto riguarda le attività cosiddette repressive delle forze dell’ordine, che intervengono con le unità cinofile dentro le scuole, Merletti assicura che «si tratta di misure ordinarie condotte con la massima delicatezza, su segnalazione del dirigente scolastico. Tra la scuola e gli agenti c’è un accordo diretto che si iscrive all’interno di un obbligo di mutua collaborazione tra autorità». Sono dunque i presidi, in quanto responsabili della tutela dei minori che vengono loro affidati, a stabilire tutto il pacchetto di misure preventive e repressive da adottare.
«Che il consumo di sostanze stupefacenti all’interno delle scuole sia un fenomeno in aumento e in continua evoluzione è evidente – aggiunge infine il provveditore – ma è anche vero che si tratta di un’emergenza generale e non locale. La scuola, in effetti, non è altro che la rielaborazione di quanto accade nel mondo, per questo è fondamentale educare i ragazzi alla legalità intesa in senso attivo».












