In merito alla irreperibilità di Victor Miclea, uno dei tre evasi nel febbraio 2014 dal carcere dei Miogni di Varese, che ha portato a processo cinque agenti della polizia penitenziaria di Varese per aver favorito la fuga dei tre evasi si precisa che: Miclea aveva tra Italia e Romania, suo paese d’origine un cumulo di pena di otto anni per svariati reati.
Era di fatto detenuto in Romania. Ha fatto un incidente di esecuzione nel 2016 ed è tornato libero nel corso del dibattimento. Anticipatamente. Questo perché gli avvocati difensori dei cinque agenti hanno sollevato l’altro ieri in udienza una questione giuridica: con Miclea sparito è per loro impossibile contro interrogarlo. I verbali per i difensori non bastano perché «ha dato versioni diverse in più occasioni. Così viene violato il diritto alla difesa, come sancito, tra il resto, dalla nostra Costituzione». Per gli avvocati era prevedibile che un romeno, detenuto in Romania, accusato di evasione, sparisse una volta tornato libero. «Si sarebbe dovuto svolgere un incidente probatorio», hanno detto in aula.
Il pm nel corso del dibattimento aveva anticipato la necessità di rogatoria in Romania, ovvero di far interrogare da un equivalente di un gip romeno Miclea. E il collegio, stando a fonti giudiziarie, aveva disposto di organizzare la rogatoria in questione. Il problema della sparizione, però, gira attorno a delle date: il pm titolare delle indagini aveva sentito l’evaso nel 2014 e nel 2015 e Miclea si è reso irreperibile adesso. Il punto è che il pubblico ministero non avrebbe potuto prevedere che con un cumulo di pena di otto anni Miclea potesse tornare in libertà adesso. In modo anticipato. I difensori hanno comunque sollevato la questione. Di fatto non possono contro interrogare ne Miclea, ne un secono testimone puro a sua volta irreperibile. Il giudice sulla questione si è riservato. Il 5 ottobre si torna in aula. La procura ha fatto tutto ciò che era in suo potere per rintracciare i due testimoni spariti nel nulla.













