Roma, 15 ago. (Apcom) – Il matrimonio è “un sacramento” e quindi,
“in assenza di impedimenti canonici, non neghiamo il matrimonio”
agli immigrati irregolari: lo spiega mons. Domenico Sigalini,
segretario della commissione Cei per i migranti e assistente
ecclesiastico generale dell’Azione cattolica, a commento delle
norme previste nel pacchetto sicurezza Maroni.
“Per le nozze in chiesa bisogna fare le pubblicazioni sia in
parrocchia sia in comune”, spiega il vescovo in un’intervista
alla ‘Stampa’. “E’ una pratica antica che serve a informare del
matrimonio chiunque sia a conoscenza di precedenti legami o altri
ostacoli. Dal punto di vista del codice di diritto canonico non
cambia nulla se gli sposi hanno o meno il permesso di soggiorno.
Italiani, clandestini, immigrati regolari senza cittadinanza sono
identici davanti al sacramento. Se lo chiedono alla Chiesa e ne
hanno il diritto lo ottengono. Il problema però – spiega Sigalini
– si crea con la trascrizione. Con il Concordato, quando
celebriamo in Chiesa un matrimonio, poi lo facciamo trascrivere
allo Stato. Ma perché ciò avvenga serve che, prima della
cerimonia, siano state fatte le pubblicazioni in comune. Dunque
il permesso di soggiorno diventa un ostacolo a monte. Però ciò
non toglie che se anche non gli vengono riconosciuti effetti
civili, il matrimonio è assolutamente valido per la Chiesa”.
Cep
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