Inizia oggi la ricerca della verità. Si apre il processo a Stefano Binda

Alle 9 di questa mattina, nell’aula bunker del tribunale, l’imputato comparirà davanti alla Corte d’Assise

Omicidio Macchi: alle 9 di questa mattina nell’aula bunker del tribunale di Varese si aprirà il processo dell’anno. Stefano Binda, 50 anni, di Brebbia, ex compagno di liceo di Lidia Macchi, di cui lei forse era innamorata e che avrebbe cercato di salvare dalla dipendenza dalla droga, arrestato il 15 gennaio 2016 con l’accusa di aver assassinato la studentessa, comparirà in qualità di imputato. La sua presenza in aula è confermata. La corte d’assise sarà presieduta da Orazio Muscato, Cristina Marzagalli a latere, la giuria popolare conterà invece cinque donne e un uomo. Sono 283 le persone indicate dalla parte civile della famiglia Macchi, 99 quelle della difesa di Binda (avvocati Sergio Martelli e Patrizia Esposito) e 86 quelli del pubblico ministero Gemma Gualdi. In realtà diversi nomi nelle liste dei testi si ripetono e dunque per avere

il numero complessivo non si possono sommare tutte queste cifre. Tra le persone citate vi sono poliziotti, medici, genetisti, biologi. Una parte del processo sarà dedicata alla perizia grafologica sulla prova che l’accusa considera decisiva e cioè la poesia “In morte di un’amica” che sarebbe stata scritta da Stefano Binda e che descriverebbe la scena del delitto. Per l’accusa Binda, il 5 gennaio 1987, uccise Lidia Macchi, studentessa varesina di 20 anni, con 29 coltellate. Il corpo della giovane fu ritrovato il 7 gennaio al Sass Pinì di Cittiglio. La parte civile (avvocato Daniele Pizzi) ha citato anche gli investigatori dell’epoca. Inoltre ha cercato di rintracciare più persone possibile tra quelle che nel gennaio del 1987 si trovavano alla gita di Comunione e liberazione, a Pragelato, dove Binda afferma di essere stato il giorno della morte della ragazza.