«Garantire tempi più rapidi. E una vasta rete di sostegno»

L’impegno non si sovrapporrà a quello delle associazioni

«Questo sportello è un primo importantissimo passo per creare una rete di sostegno alle vittime di violenza che dovrà essere il più ampia possibile».

, presidente dell’ordine degli avvocati di Varese, ieri è stato chiarissimo nel parlare di un progetto «all’inizio che dovrà saper continuare a crescere».

È , procuratore di Varese a spiegare: «lo sportello non va a sovrapporsi allo straordinario lavoro che svolgono le associazioni impegnate in questo difficile ambito. A loro le vittime si rivolgeranno per avere un fondamentale sostegno psicologico, ad esempio. Con loro vogliamo collaborare in modo strettissimo. Si tratta di ampliare la rete a disposizione delle vittime».

Avvocati, che seguiranno le vittime sotto il profilo del fornire ogni informazione sugli strumenti legali a loro disposizione, pubblici ministeri dedicati «e la volontà – ha detto Borgonovo – di fare formazione specifica anche per i poliziotti e i carabinieri che hanno il fondamentale ruolo di polizia giudiziaria».

Obiettivo del progetto che affianca procura e ordine degli avvocati di Varese è quello di avere indagini al limite della perfezione: «con prove raccolte il più tempestivamente possibile, riscontri, in modo da garantire in tempi rapidi alla vittima un giusto processo».

Borgonovo si spiega: «se la vittima che denuncia non viene poi più sentita dagli inquirenti per mesi, magari anni, e dopo 4 anni si trova ad affrontare un processo pesantissimo, perché la difesa dell’imputato potrà diventare aggressiva cercando di screditare la vittima, perché rivivere una violenza che si vuole rimuovere come meccanismo di difesa è dolorosissimo, la vittima si chiuderà e cercherà di sfuggire a tutto questo».

Ma se la vittima «viene seguita passo a passo e soprattutto sa di essere stata creduta, sa che chi la assiste crede al suo racconto e lavora con ogni strumento necessario per farle avere un giusto processo allora la vittima non fuggirà».

È il sovrintendente Silvia Nanni a rivolgersi direttamente «alle associazioni e ai medici affinché anche loro indirizzino le vittime in modo che si possa essere accanto a loro da subito», spiegando che è stata anche eseguita (da Nanni stessa) «una mappatura del territorio. Oggi noi sappiamo esattamente su quali strutture queste donne possano contare. Per trovare rifugio nel caso siano in pericolo, nel trovare assistenza per loro e per i loro figli».

Quello che si vuole andare a creare è un fronte compatto, comune, unito nell’obbiettivo che mira a fornire tutta l’assistenza, sotto qualunque aspetto, che una vittima di violenza, una donna o un bambino, devono poter avere.

«Chiaramente gli avvocati che saranno presenti allo sportello non potranno seguire direttamente i casi – precisa il consigliere dell’ordine Elisabetta Brusa, che con Nanni e Borgonovo è stata il motore dell’innovativo progetto – fondamentale sarà la collaborazione tra tutte le realtà coinvolte».