La morte di Caserta e un sistema che non va

La morte di Caserta e un sistema che non va
L’editoriale del direttore Francesco Caielli

Per noi, Caserta è semplicemente la storia. Una formazione che da piccoli avevamo mandato a memoria perché, quando veniva su ad affrontare Varese faceva paura. Uno scudetto che chi ama il basket non può non ricordare con un sorriso: perché arrivato contro l’odiata Milano, perché conquistato da una squadra leggendaria, perché Shackleford-Gentile-Esposito-Marcelletti. Caserta è una tifoseria che veniva su compatta e riempiva mezza curva sud, e faceva un gran casino. Caserta è il PalaMaggiò, tempio del basket che in Italia è dietro forse soltanto a Masnago e al PalaDozza, custode di storia e di campioni.

Caserta, ieri, è stata esclusa dalla serie A. Una decisione nell’aria da giorni, una decisione probabilmente giusta: ma una decisione che mette tristezza, e pure tanta.

Per noi che siamo nostalgici, certo, ma anche e soprattutto per noi che siamo amici della pallacanestro. Perché questa notizia è l’ennesimo segnale di un sistema che non regge e non funziona, che è sempre più vicino al collasso. E che sta lentamente morendo senza che nessuno se ne stia realmente occupando e preoccupando. Caserta che si era salvata sparirà, Cremona che era retrocessa tornerà in serie A. Siam contenti solo per il Meo.

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